Barakzai: “Per l’Afghanistan più lavoro e meno soldati”

Shukria Barakzai

Il coraggio non le è mai mancato. E i peli sulla lingua, beh, quelli non sa nemmeno cosa siano. La sua è una storia di estremo coraggio, di ribellione ad una temperie socio-culturale retrograda e difficile da combattere. Lei, donna in un paese in cui le donne non contano nulla, l’Afghanistan degli estremisti talebani, ha sempre rivendicato a gran voce i suoi diritti. Nel ’99 fondava  segretamente scuole femminili, prima che da deputata nell’Afghanistan post-2001 accusasse il parlamento di essere “preda dei signori della droga, lord della guerra corrotti e mafiosi”. Ha sfidato il sistema, la religione stessa, proponendo nel 2004 l’abolizione della poligamia, e non ha arretrato di un centimetro di fronte allo scacco più grande, il matrimonio segreto di suo marito con una seconda moglie. Shukria Barakzai non ha mollato nemmeno in quel momento, anzi: “Per me fu una crisi profonda -racconta- Diventavo anch’io vittima della condizione femminile nel nostro Paese. Però non ho divorziato, l’ho fatto per tenere le mie tre figlie. Altrimenti, secondo la nostra legge, le avrei perse. Da allora lotto anche per impedire che loro possano essere vittime come me. E in questo campo non posso che registrare vittorie. Ogni giorno mi capita di incontrare madri che difendono le figlie di fronte agli abusi dei padri, fratelli, parenti, assemblee degli anziani. Prima era impensabile. E’ un grande successo”. Lotta per le donne, Shukria. E per il suo paese, senza esclusione di colpi.

Più lavoro meno soldati– La sua posizione sull’invio di nuove truppe ordinato da Obama a seguito dell’escalation di violenze talebane è chiarissima:  “Non servivano più soldati –chiarisce subito– Mandino piuttosto esperti, tecnici, aiutino la nostra economia, creino posti di lavoro. Povertà e disoccupazione non fanno altro che alimentare la causa talebana. Nel 2002 c’erano meno soldati occidentali e avevamo molta meno violenza”. L’insicurezza crescente, gli attentati terroristici in cui anche le nostre truppe sono rimaste tragicamente coinvolte, non si risolvono quindi con un’ulteriore dose di violenza e forze armate. Perchè, spiega la deputata, “l’insicurezza viene dal fatto che i membri della coalizione -americani in testa- privilegiano l’impegno militare a quello civile. Hanno dimenticato gli aspetti umanitari della loro missione. Dal 2005 stiamo tornando indietro. Le speranze del dopoguerra sono state disattese. Tra gli afghani regnano pessimismo e disillusione”. Sentimenti che fanno crescere il malcontento verso gli occidentali anche nelle cerchie più alte della società. “Ormai ci sentiamo vittime alla mercè delle vostre divisioni -spiega Barakzai- In Afghanistan si sta consumando la crisi interna alla Nato. E noi ne paghiamo le conseguenze. Gli americani sono in rotta con gli europei. Ma anche questi ultimi appaiono in polemica dura tra di loro. I vostri progetti di cooperazione economica non funzionano, non sono coordinati, come neppure lo sono le regole di ingaggio tra i vari contingenti militari. Gli italiani a Farah e nel Badghis si dimostrano pronti a stringere accordi segreti con i talebani, come del resto anche i tedeschi a Kunduz e gli inglesi a Musa Qala. Intanto però gli americani inviano truppe scelte, aumentano la presenza di aerei senza pilota e proclamano tolleranza zero nei confronti degli insorti -prosegue- Insomma, è un grande caos che non aiuta nessuno. E fa crescere i sospetti tra la nostra gente: non sarà che gli occidentali siano qui per controllare il nostro Paese e addirittura lascino proliferare la guerriglia talebana proprio per legittimare la loro presenza?”. Accuse pesanti che però non equivalgono ad un invito ad andarsene: “Assolutamente no. Avremmo la guerra civile. Però l’Isaf deve cambiare i suoi modi d’agire”.

Brogli– Le divisioni interne e le contraddizioni in materia operativa della Nato sono quindi più gravi dei presunti brogli che avrebbero consentito a Karzai di vincere le elezioni presidenziali del 20 agosto. “Con il terrorismo e i problemi che scuotono il Paese, è già molto che qualcuno abbia partecipato alle presidenziali – sostiene con convinzione la deputata- Era ovvio che Karzai avrebbe cercato di imbrogliare. Ma come del resto hanno fatto anche gli altri candidati, a partire dal capo dell’opposizione, Abdullah Abdullah. Ora dobbiamo farcene una ragione. Tanto lo sanno tutti che un secondo voto è impossibile con le condizioni attuali. Il risultato sarebbe ancora peggiore: più brogli, più terrorismo e meno partecipazione. Dobbiamo invece prepararci alle prossime elezioni. Già tra pochi mesi ci saranno le parlamentari. E speriamo che siano meglio”. Lo speriamo anche noi: non vogliamo più che l’Afghanistan sia sinonimo di sangue e dolore, ma che uno spiraglio di pace e democrazia si faccia strada fra i densi nuvoloni attuali.

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Michael Vittori
Michael Vittori

Consulente SEO-SEM Specialist, Copywriter, Web Marketer, Esperto Facebook Ads e Giornalista Pubblicista.

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