Caso Sakineh, prosegue la mobilitazione

Continua la mobilitazione internazionale a favore di Sakineh Mohammadi Shtiani, la 43enne iraniana condannata alla morte per lapidazione per l’accusa di adulterio e concorso in omicidio del marito. Al di là delle dichiarazioni di facciata del regime di Teheran, il destino della donna, madre di due figli rinchiusa nel carcere di Tabriz da quattro anni e già punita per il presunto tradimento del consorte con 99 frustate, sembra già segnato (basti pensare che l’avvocato difensore della condannata nonché noto attivista per i diritti umani, Mohammad Mostafai, è stato costretto ad abbandonare il paese pena l’immediato arresto). Il portavoce del ministero degli Esteri, Ramin Mehmanparast, ha infatti sottolineato che il verdetto “è ancora sotto esame” e ha spiegato che questo tipo di sentenze viene eseguito soltanto dopo un parere giuridico approfondito: ”Per le sentenze più dure, noi seguiamo una procedura lunga e meticolosa. Questo verdetto è attualmente sottoposto a revisione e solo quando i giudici arriveranno ad una conclusione finale ci sarà l’annuncio”, le sue parole. La condanna a morte è stata dunque temporaneamente sospesa. Uno stop non certo dettato da un ripensamento dei magistrati iraniani, bensì dalle denunce di Amnesty International e dalle prime proteste di alcuni leader politici stranieri di spicco.
Nel frattempo, però, la vicenda si è trasformata in un caso diplomatico internazionale. Pesantissime e infamanti gli insulti rivolti a fine agosto dal quotidiano ultraconservatore Kayhan verso Carla Bruni, definita “prostituta italiana” che “merita soltanto la morte”. Motivo di tale feroce attacco? L’appoggio della ‘premiere dame’ di Francia alla campagna di sostegno verso Sakineh e il ruolo di primo piano assunto dal paese transalpino nella mobilitazione internazionale a suo favore. E’ stata Parigi, infatti, ad ‘invocare’ e richiedere all’Unione Europea l’applicazione di sanzioni economiche nei confronti del regime di Teheran in caso di effettiva esecuzione della pena.
Anche l’Italia si sta muovendo per salvare la vita della donna iraniana. Con un impegno bipartisan come quello dello scorso 2 settembre, quando forze politiche di opposto schieramento (Verdi, La Destra, Prc, Italia dei Valori, Pd) hanno organizzato un sit in di protesta di fronte all’ambasciata iraniana a Roma. Ancor di più ha fatto il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno: sua l’idea di affiggere una gigantografia di Sakineh in Piazza del Campidoglio. “Questa piazza è il cuore di Roma – ha spiegato – Da qui sono partiti i messaggi di libertà e giustizia. Non è pensabile che una giovane donna per un reato minore venga lapidata e uccisa. Dobbiamo sostenere tutti questa iniziativa”. Belle parole che si sommano agli appelli di intellettuali, filosofi e personalità politiche di tutto il globo e ad una raccolta di firme indetta dalla stampa francese che ha già raccolto quasi 100mila adesioni. Basteranno per salvare Sakineh? La battaglia per un mondo più civile e democratico passa anche da qui.
Commenta

Michael Vittori
Michael Vittori

Consulente SEO-SEM Specialist, Copywriter, Web Marketer, Esperto Facebook Ads e Giornalista Pubblicista.

Comments are closed.