Cent’anni Alfa con Giulietta

Negli anni Cinquanta e Sessanta, nel pieno del boom economico, aveva fatto sognare migliaia di italiani. Non era né un’avvenente attrice né un’appariscente show girl, bensì una berlina da 1300 cc. Un’auto che, a differenza delle concorrenti, scattava ed incantava come una sportiva, specialmente nella versione Sprint, disegnata da Bertone, in quella Spider firmata da Pininfarina e nella SZ di Zagato. Ma soprattutto, grazie ad un prezzo di listino di un milione e 750mila lire, rendeva accessibile il marchio Alfa a tutti. Fu così che sbocciò il grande amore tra gli italiani e il Biscione, una passione talmente contagiosa da dare vita ad una vera e propria categoria di automobilisti a sé stante, gli “alfisti”. Gente comune così fedele a quel marchio, a quel simbolo, da non potersene più separare, continuando a guidare soltanto e rigorosamente Alfa Romeo per tutta la vita. In occasione del Centenario, la casa italiana ha pensato bene di rievocare gli antichi fasti, rispolverando e ripresentando quel modello che scrisse una delle pagine più importanti nella storia del marchio: la mitica Giulietta.
Già due volte, nel 1977 e nel 1985, si è tentato di riciclare questo mito. Quelle, però, furono brutte copie dell’originale. Stavolta il Biscione punta molto sul ritorno di Giulietta per diversi motivi: in primis, la nuova Giulietta uscirà nel 2010, anno del Centenario, e verrà presentata in una vetrina prestigiosa come il Salone di Ginevra di marzo; inoltre, avrà l’arduo compito di mandare in pensione la 147. Con l’obiettivo di non farla rimpiangere, visto il successo commerciale riscontrato e confermato dal premio “Auto dell’anno” conseguito nel 2001. Ed è proprio alla luce dell’importanza ricoperta da questo nuovo modello che si è optato per l’ammiccamento al passato, al mito. Fino all’ultimo, infatti, sembrava che la denominazione prescelta per il cosiddetto “progetto 944” fosse “Milano”. Fino alla sterzata finale.
Oltre alla denominazione, il nuovo lancio è strategico anche in termini di posizionamento nella gamma Alfa. Se infatti alcune versioni della 147, ormai a fine vita, si sovrapponevano per prezzi e allestimenti con la MiTo, ora cambia tutto, poiché la Giulietta è davvero ben “scalata” fra la piccola e la 159: 4,35 metri di lunghezza, 1,46 di altezza e 1,80 di larghezza con un passo di 2,63 metri. Insomma, una bella premessa per quella dinamica di guida che tutti ricercano in una vera Alfa.
Si prevedono infatti prestazioni d’alto livello e un comportamento stradale da vera sportiva grazie a una nuova architettura delle sospensioni, a un sistema sterzante di ultima generazione e ai più sofisticati dispositivi elettronici per il controllo dinamico: dal VDC (Vehicle Dynamic Control) al DST (Dynamic Steering Torque), dal Q2 (differenziale a slittamento limitato) al debutto del selettore Alfa DNA, che consente di programmare tre set-up diversi (Dynamic, Normal e All Weather), modificando le “risposte” dell’assetto e del motore. A proposito di propulsori, saranno quattro le motorizzazioni disponibili al lancio, due benzina e due diesel, tutte sovralimentate, omologate Euro 5 e dotate di serie del sistema “Start&Stop” per la riduzione di emissioni e consumi. I benzina sono un 1.4 120 cv e un 1.4 MultiAir 170 cv; i diesel un 1.6 JTDM 105 cv e un 2.0 JTDM 170 cv. Alla gamma si aggiungerà successivamente il 1750 TBi 235 cv in allestimento Quadrifoglio Verde.
Ma che aspetto avrà l’auto del Centenario? Nascendo dal nuovo corso stilistico e tecnologico del Biscione iniziato con la “supercar” 8C Competizione e sottolineato dal ritorno ai nomi italiani -che da una parte riporta al passato glorioso del brand, dall’altra parte proietta nel futuro i suoi valori di tecnologia ed emozione- Giulietta sarà una superba sintesi di sportività ed eleganza. Il frontale si sviluppa a partire dal “trilobo” con un’inedita interpretazione del classico scudetto, incastonato nel paraurti anteriore e sospeso tra le prese d’aria. Da qui, idealmente, si sviluppa l’intera vettura che combina personalità grintosa con una spiccata eleganza delle forme. I proiettori anteriori adottano la tecnologia a LED con funzione “luce diurna” (DRL) per la massima sicurezza attiva. Anche il profilo è ricco di personalità e fa percepire il modello come un’auto agile e solida. Merito, soprattutto, della vetratura laterale che richiama quella di un coupé, sottolineando il dinamismo e la fluidità delle forme grazie anche alle maniglie posteriori nascoste. La nervatura della fiancata dona slancio alla vettura mentre le linee tese, che chiudono sul posteriore, accentuano la forma “a cuneo” del corpo vettura. La parte posteriore, come il frontale e la fiancata, presenta una forte impronta stilistica che accentua l’impressione di vettura “muscolosa” e decisamente “aggrappata” all’asfalto. Inoltre, come i proiettori anteriori, anche gli innovativi fari posteriori adottano la tecnologia a LED al servizio non solo dell’estetica ma anche della sicurezza preventiva. Gli interni riprendono chiaramente l’impostazione della Giulietta originale con linee tese e leggere e una plancia a sviluppo orizzontale. I comandi a “bilanciere” al centro della plancia sono invece richiami espliciti alla 8C Competizione. La ricercata cura del dettaglio e l’alta qualità dei materiali impiegati rappresentano, ieri come oggi, l’espressione più evoluta dello stile “made in Italy”. D’altronde, chi può ritenersi più italiana di quest’auto? Bentornata tra noi, Giulietta.

Negli anni Cinquanta e Sessanta, nel pieno del boom economico, aveva fatto sognare migliaia di italiani. Non era né un’avvenente attrice né un’appariscente show girl, bensì una berlina da 1300 cc. Un’auto che, a differenza delle concorrenti, scattava ed incantava come una sportiva, specialmente nella versione Sprint, disegnata da Bertone, in quella Spider firmata da Pininfarina e nella SZ di Zagato. Ma soprattutto, grazie ad un prezzo di listino di un milione e 750mila lire, rendeva accessibile il marchio Alfa a tutti. Fu così che sbocciò il grande amore tra gli italiani e il Biscione, una passione talmente contagiosa da dare vita ad una vera e propria categoria di automobilisti a sé stante, gli “alfisti”. Gente comune così fedele a quel marchio, a quel simbolo, da non potersene più separare, continuando a guidare soltanto e rigorosamente Alfa Romeo per tutta la vita. In occasione del Centenario, la casa italiana ha pensato bene di rievocare gli antichi fasti, rispolverando e ripresentando quel modello che scrisse una delle pagine più importanti nella storia del marchio: la mitica Giulietta.Già due volte, nel 1977 e nel 1985, si è tentato di riciclare questo mito. Quelle, però, furono brutte copie dell’originale. Stavolta il Biscione punta molto sul ritorno di Giulietta per diversi motivi: in primis, la nuova Giulietta uscirà nel 2010, anno del Centenario, e verrà presentata in una vetrina prestigiosa come il Salone di Ginevra di marzo; inoltre, avrà l’arduo compito di mandare in pensione la 147. Con l’obiettivo di non farla rimpiangere, visto il successo commerciale riscontrato e confermato dal premio “Auto dell’anno” conseguito nel 2001. Ed è proprio alla luce dell’importanza ricoperta da questo nuovo modello che si è optato per l’ammiccamento al passato, al mito. Fino all’ultimo, infatti, sembrava che la denominazione prescelta per il cosiddetto “progetto 944” fosse “Milano”. Fino alla sterzata finale.Oltre alla denominazione, il nuovo lancio è strategico anche in termini di posizionamento nella gamma Alfa. Se infatti alcune versioni della 147, ormai a fine vita, si sovrapponevano per prezzi e allestimenti con la MiTo, ora cambia tutto, poiché la Giulietta è davvero ben “scalata” fra la piccola e la 159: 4,35 metri di lunghezza, 1,46 di altezza e 1,80 di larghezza con un passo di 2,63 metri. Insomma, una bella premessa per quella dinamica di guida che tutti ricercano in una vera Alfa. Si prevedono infatti prestazioni d’alto livello e un comportamento stradale da vera sportiva grazie a una nuova architettura delle sospensioni, a un sistema sterzante di ultima generazione e ai più sofisticati dispositivi elettronici per il controllo dinamico: dal VDC (Vehicle Dynamic Control) al DST (Dynamic Steering Torque), dal Q2 (differenziale a slittamento limitato) al debutto del selettore Alfa DNA, che consente di programmare tre set-up diversi (Dynamic, Normal e All Weather), modificando le “risposte” dell’assetto e del motore. A proposito di propulsori, saranno quattro le motorizzazioni disponibili al lancio, due benzina e due diesel, tutte sovralimentate, omologate Euro 5 e dotate di serie del sistema “Start&Stop” per la riduzione di emissioni e consumi. I benzina sono un 1.4 120 cv e un 1.4 MultiAir 170 cv; i diesel un 1.6 JTDM 105 cv e un 2.0 JTDM 170 cv. Alla gamma si aggiungerà successivamente il 1750 TBi 235 cv in allestimento Quadrifoglio Verde.Ma che aspetto avrà l’auto del Centenario? Nascendo dal nuovo corso stilistico e tecnologico del Biscione iniziato con la “supercar” 8C Competizione e sottolineato dal ritorno ai nomi italiani -che da una parte riporta al passato glorioso del brand, dall’altra parte proietta nel futuro i suoi valori di tecnologia ed emozione- Giulietta sarà una superba sintesi di sportività ed eleganza. Il frontale si sviluppa a partire dal “trilobo” con un’inedita interpretazione del classico scudetto, incastonato nel paraurti anteriore e sospeso tra le prese d’aria. Da qui, idealmente, si sviluppa l’intera vettura che combina personalità grintosa con una spiccata eleganza delle forme. I proiettori anteriori adottano la tecnologia a LED con funzione “luce diurna” (DRL) per la massima sicurezza attiva. Anche il profilo è ricco di personalità e fa percepire il modello come un’auto agile e solida. Merito, soprattutto, della vetratura laterale che richiama quella di un coupé, sottolineando il dinamismo e la fluidità delle forme grazie anche alle maniglie posteriori nascoste. La nervatura della fiancata dona slancio alla vettura mentre le linee tese, che chiudono sul posteriore, accentuano la forma “a cuneo” del corpo vettura. La parte posteriore, come il frontale e la fiancata, presenta una forte impronta stilistica che accentua l’impressione di vettura “muscolosa” e decisamente “aggrappata” all’asfalto. Inoltre, come i proiettori anteriori, anche gli innovativi fari posteriori adottano la tecnologia a LED al servizio non solo dell’estetica ma anche della sicurezza preventiva. Gli interni riprendono chiaramente l’impostazione della Giulietta originale con linee tese e leggere e una plancia a sviluppo orizzontale. I comandi a “bilanciere” al centro della plancia sono invece richiami espliciti alla 8C Competizione. La ricercata cura del dettaglio e l’alta qualità dei materiali impiegati rappresentano, ieri come oggi, l’espressione più evoluta dello stile “made in Italy”. D’altronde, chi può ritenersi più italiana di quest’auto? Bentornata tra noi, Giulietta.

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Michael Vittori
Michael Vittori

Consulente SEO-SEM Specialist, Copywriter, Web Marketer, Esperto Facebook Ads e Giornalista Pubblicista.

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