Diamanti, croce e delizia del Botswana

Un diamante è per sempre”. Probabilmente tutti avrete sentito almeno una volta questa frase, slogan del celebre spot pubblicitario di De Beers che ha fatto “sognare” migliaia di donne. Ma molti di meno sanno che queste preziose pietruzze son artefici di un piccolo grande miracolo economico. Del sostentamento di una delle poche isole felici (sempre in ambito squisitamente pecuniario) dell’Africa sub-sahariana. Sono i profitti legati all’esportazione dei diamanti ad aver trasformato in quarant’anni la terza nazione più povera del mondo in un paese coccolato dalla comunità internazionale. Benvenuti in
Botswana, la terra dei diamanti.

Diamanti per scuola e lotta all’Aids– 2,2 miliardi di euro. Il valore delle pietre preziose vendute nel corso del 2008 fa già capire l’importanza che ricopre questa industria nel piccolo paese africano. Il
Botswana è infatti la prima nazione produttrice al mondo di diamanti (precede addirittura un colosso come la
Russia) e ricava dalle miniere il 50% del proprio budget statale nonché un terzo del PIL. Ma al contrario di quanto avviene negli altri stati del continente, le risorse naturali non sono ad esclusivo appannaggio delle elites o ancor peggio causa di sanguinosi conflitti, come per i ‘blood diamond’ della Sierra Leone, il coltan del Congo o la guerra del petrolio che infiamma il delta del Niger. Qui le preziose pietre finanziano la scuola pubblica: ogni studente che vive nel campus della “University of Botswana” riceve 150 euro al mese, chi è fuori sede ben 250. Fatto un rapido calcolo, si capisce che tutti possono studiare economia perché non costa quasi nulla. E così persone come Balisi Bonyongo, figlio di un allevatore del villaggio di Marobela che si prefigurava un modesto futuro alla betoneria, unica occupazione della zona che non riguarda capre e vacche, è diventato un ricco e stimato general manager. I proventi delle miniere non hanno portato ‘solo’ istruzione e ascesa sociale. Essi finanziano anche la lotta all’Aids, piaga che flagella da un ventennio il paese. Nel 2007 il 24% della popolazione era infatti affetto dal virus dell’HIV, un tristissimo ed infelice dato record che colloca il
Botswana al secondo posto mondiale per percentuale di infetti. Ma Gaborone vanta anche un primato positivo: è stato il primo paese africano a distribuire gratuitamente farmaci antiretrovirali. Inoltre, ben 130mila pazienti sono in trattamento e da aprile e giugno sono stati donati 12 milioni di preservativi. Rimane ancora tanto, tantissimo da fare per lenire questa immane tragedia, ma già il 75% delle donne può ricorrere ai medicinali che scongiurano la trasmissione madre- figlio, e da un paio di anni il tasso di persone infette è calato.

Crisi– Un programma salvifico che ha rischiato di saltar per aria con l’arrivo della temutissima recessione economica. “Nell’ottobre 2008 abbiamo venduto i nostri soliti 300 milioni di dollari -racconta Blackie Marole, numero uno di Debswana, joint venture tra governo e De Beers che ha l’esclusiva sulla prima ricchezza del paese – ma a novembre eravamo precipitati a zero. Non dico poco, zero”. Fortunatamente, però, la ripresa ha già fatto recuperare metà del business originario, altrimenti tutto il Botswana ne avrebbe risentito. Le 200 tonnellate di kimberlite continueranno quindi a compiere il solito viaggio da un impianto all’altro fino a diventare una bustina di 300 carati di diamanti: cento tonnellate di roccia per 30 grammi di lusso. Un processo che richiede enormi capitali e manodopera qualificata, fornita da Jwaneng, cittadina di diciottomila abitanti in cui il tasso di HIV è il più alto del paese. Anche se è ormai è chiaro che l’esclusiva dipendenza dai profitti della Diamond Trading Company di Gaborone rappresenta un rischio, tutto ruota ancora intorno alle pietre magiche. E da quest’anno il business potenziale aumenterà, dato che da terra di estrazione il Botswana inizierà a tramutarsi in terra di produzione grazie al ritorno in patria del 10% dei diamanti. Un bel vantaggio per lo stato, a cui vanno l’80% dei guadagni della DTC. Ma prima il neopresidente Ian Khama, successore del padre eletto lo scorso 16 ottobre con larga maggioranza, dovrà combattere la crisi e sperare che fidanzati e mariti occidentali tornino a far sognare le rispettive partner con collier da capogiro made in Botswana.

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Michael Vittori
Michael Vittori

Consulente SEO-SEM Specialist, Copywriter, Web Marketer, Esperto Facebook Ads e Giornalista Pubblicista.

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