Viaggio nelle città dei sogni

Il divertimento dove non dovrebbe esserci. Dove meno te lo aspetti. Dove bombe, malnutrizione e dittatura sono il maledetto pane quotidiano. Ma l’isola felice campeggia lì, noncurante e rispettata. Gettonata più che mai. Perché tutti anelano un po’ di divertimento e svago. Figuriamoci nei luoghi in cui non vi sono altri motivi per sorridere. E allora non sorprendetevi se in posti come Iraq, Libano, Cina, Ruanda, Indonesia, Colombia, Turkmenistan, Israele e Palestina troverete dei luna park, con tanto di autoscontro e ottovolante.
Questa curiosa “scoperta” è frutto del caso. Tutto comincia quattro anni fa a Duhok, Kurdistan iracheno. Due giornalisti (Eefje Blankevoort e Arnold van Bruggen) ed una fotografa (Anoek Steketee) olandesi si imbattono con grande stupore in un parco giochi chiamato “Dream City”. Kurdi, soldati U.S.A, famiglie sfollate da Baghdad, sciiti e sunniti si mescolano per cercare un frammento di pace in quella piccola oasi. Montagne russe, zucchero filato, tiro a segno e ruote panoramiche accomunano e ‘distraggono’. Creano una sorta di sospensione dalla realtà. Perché è proprio questo il loro scopo in ogni angolo del globo. E’ così anche in Ruanda. Il primo e unico parco divertimenti del paese è nato proprio per dimenticare l’immane tragedia della guerra civile (1994) e gli anni di violenza. Il governo ha messo a disposizione il terreno, mentre soldi, tecnologia e macchinari sono arrivati dalla lontana Cina. Così è nata Bambino Super City, la città dei sogni per i bimbi (ma non solo) di Kigali. Da questa duplice esperienza i tre reporter hanno deciso di dar vita a “Dreamcities”, innovativo progetto che li ha visti documentare la presenza di parchi divertimento nei paesi martoriati da guerre, conflitti o dittatura e scovare le storie più curiose. I loro racconti e scatti fotografici saranno pubblicati con l’uscita dell’omonimo libro a fine anno.
Il viaggio è ufficialmente partito da Guangzhou (Cina), detentrice di un invidiabile record: ben sei luna park in un’unica città. Uno di questi è frutto di un’iniziativa privata. Lao Zhan Zhou ha iniziato con un solo serpente, acquistato con i risparmi dello zio. Pian piano le sue esibizioni hanno riscosso successo e denaro, con il quale ha comprato prima una scimmia poi un orso. Quale sarà il prossimo animale? Dalla storia del piccolo ‘self made man’ dagli occhi a mandorla a quella della leggenda del country Dolly Parton c’è un abisso. Oggi il grande parco costruito con le sue (ingenti) fortune è meta delle coppie di anziani in tour per gli Stati Uniti in camper. D’altronde, da vecchi si torna tutti un pò bambini. E, anche se non si dispone di grandi risorse economiche, val la pena utilizzarle per regalarsi qualche momento spensierato. Giakarta docet. Nonostante i 15 dollari richiesti all’ingresso, -somma consistente per l’indonesiano medio- il parco è un formicaio e la gente vi trascorre giornate intere.

Il parco “Dream City” di Duhok, Iraq

Eroi e delinquenti. In Colombia le fondamenta di un luna park non potrebbero affondare in terreni e origini più diverse. I possedimenti confiscati al narcotrafficante più famoso al mondo, Pablo Escobar -a cui è stata sequestrata pure la collezione personale di animali esotici- e l’indomito coraggio del pioniere dell’aviazione nazionale colombiana, Jaime Duque, hanno così un punto in comune. Due figure che si fondono in una in Saparmurad Niyazov, l’ex dittatore del Turkmenistan deceduto nel 2006. Tutto fuorché uno stinco di santo, ma laddove (la capitale Ashgabat) ha eretto il suo parco giochi è ancora venerato come “Turkmenbashi”, padre di tutti i turkmeni.
A volte, invece, un parco giochi può simboleggiare un insanabile contrasto. Superland vs Funland, infatti, non è una sfida tra supereroi, ma l’emblema dell’eterno conflitto tra Israele e Palestina. Il nome dice già tutto, esprime al meglio l’estremo attaccamento alla terra dei due popoli. E i parchi sono fedelissime fotografie delle due antitetiche realtà: il primo è ricco, moderno, pieno di giostre e turisti; il secondo, con gli innumerevoli check-point all’ingresso, sembra più una base militare che altro. Poco più in là, a Beirut, le giostre non girano più. Come promesso dal nonno, il piccolo Joey (oggi 27enne) desiderava farci un giro alla fine della lunga guerra che ha tormentato il paese del cedro. Ma quando ci andarono erano già chiuse. Il proprietario, però, le riaprì solo per lui, donando un sorriso in mezzo alle macerie circostanti. Una speranza che a Pripyat, distretto lavorativo di Chernobyl, si è spenta del tutto 24 anni fa. Ci sono solo tristi palazzoni sovietici, strade deserte, alberi ammalati dalle radici colorate di rosso. E insegne spente come il vecchio parco divertimenti abbandonato. Tra la ruota panoramica e l’autoscontro il dosimetro segnala la presenza del punto più radioattivo della zona. Anche volendo, nella ‘ghost city‘ non c’è più spazio per una ‘Dream City’.

Commenta

Michael Vittori
Michael Vittori

Consulente SEO-SEM Specialist, Copywriter, Web Marketer, Esperto Facebook Ads e Giornalista Pubblicista.

Comments

  1. valeria presciutti Says: aprile 26, 2010 at 9:47 am

    Scusate, ma la prima foto non ritrae Bambino SuperCity. Io vivo e lavoro a kigali e conosco bene Bambino SuperCity…
    Spero riuscirete a correggere la didascalia.
    Cordialmente
    Valeria P.

  2. Michael Vittori Michael Vittori Says: aprile 26, 2010 at 10:00 am

    Cara Valeria,
    ti ringrazio per la precisazione e l’intervento quanto mai opportuno. Sul web quella foto identificava Bambino Supercity, idem altri servizi che ne parlavano. Non disponendo di fotografi sul campo e altre controprove, mi sono fidato. Quindi ti ringrazio della precisazione e ti invito a mandarmi una tua foto (o comunque una originale) della vera Bambino Supercity al mio indirizzo mail.
    Ringraziandoti ancora, ti invito a seguirci ancora e partecipare attivamente come hai già fatto in questa occasione.

    Cordialmente,
    Michael Vittori