Myanmar, elezioni farsa

il dittatore birmano Than ShweAlzi la mano se qualcuno si era illuso che Myanmar stesse per intraprendere la strada verso la democratizzazione. Le prime elezioni dal 1990, annunciate in pompa magna dal regime di Rangoon qualche mese fa, si sono rivelate una farsa totale. Come ampiamente previsto, infatti, il Partito dell’Unione della solidarietà e dello Sviluppo e il Partito dell’Unità Nazionale, le forze appoggiate dai militari, hanno vinto a mani basse. Sconfiggendo una concorrenza pressoché nulla: la Lega Nazionale per la Democrazia, il principale partito di opposizione vincitore delle ultime elezioni nel 1990 guidato dal premio Nobel Aung San Suu Kyi, tuttora agli arresti domiciliari, ha boicottato la tornata, mentre sul totale di 3mila candidati in lizza ben 2mila sono imprigionati come attivisti e oppositori politici. Se l’opposizione è stata soffocata, ai birmani, tra intimidazioni, brogli e minacce, non rimaneva comunque che votare i burattini di Than Shwe. Il dittatore, dunque, lascerà formalmente il potere, ma in realtà continuerà a spadroneggiare sul paese asiatico.
Proseguono così le sofferenze del popolo birmano, tra i più oppressi del pianeta, così come la guerra civile tra la minoranze etniche (il 35% della popolazione nazionale) e la casta birmana dominante. Un quadro di instabilità che il voto non ha fatto che esacerbare, specialmente in quelle zone in cui la giunta militare si è rifiutata di installare dei seggi, e che ha portato a nuovi scontri con i karen e l’esodo di 10mila persone verso la vicina Thailandia.

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Michael Vittori
Michael Vittori

Consulente SEO-SEM Specialist, Copywriter, Web Marketer, Esperto Facebook Ads e Giornalista Pubblicista.

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