Il prezzo del dissenso

Ancora oggi, anno domini 2010, fare opposizione in Russia comporta “convivere con la paura, sopportare sacrifici, stare senza soldi e avere una certa dose di coraggio”. Parola di Marina Litvinovich, uno dei volti più scomodi della Russia del dissenso. Ex ideatrice e responsabile del sito internet di Vladimir Putin, è passata dall’altra parte della barricata come portavoce di Garry Kasparov e organizzatrice delle “marce del disaccordo”.
La svolta– Una svolta coraggiosa, dettata dal metamorfosi del premier: nei primi anni di presidenza, “una persona aperta al dialogo”, pronto a dar il la alle riforme liberali di cui necessita il paese, “lontano parente di un ex colonnello del Fsb”. Poi, però, racconta sempre Litvinovich, iniziò a manifestare una “totale assenza di solidarietà e compassione”. La tragedia del sottomarino Kursk finita nel dimenticatoio, la barbarie perpetrata nel Teatro Nord-Ost e il massacro della scuola di Beslan, dove i lanciafiamme dei soldati non fecero distinzione alcuna fra “terroristi e innocenti”. E così, dopo aver sostenuto la campagna elettorale del leader di Leningrado, la 35enne più famosa di Russia ha scelto la strada del dissenso. Non è fuggita come hanno fatto molti altri, perché ama il proprio paese, non riesce ad “immaginare di vivere altrove” e desidera che i suoi due figli -avuti da due uomini diversi- “crescano qui e parlino russo”.
Le intimidazioni– Ma il nuovo impegno politico si è rivelato assai rischioso. Intimidazioni e violenza sono piombate nella sua vita di mamma e attivista, come nel marzo 2006, quando è stata assalita e colpita con una mazza da baseball. “Sono rimasta a terra, priva di sensi per 40 minuti –ricorda la dissidente– Poi, quando mi sono risvegliata, due ragazzi mi hanno detto di star più attenta; riportai una commozione cerebrale, ed ematomi su gambe e braccia”. Ma tutto questo non è servito a fermarla. Nemmeno una strategia diversa, ma altrettanto meschina, ha piegato la sua resistenza. “Recentemente mi hanno arrestata e portata al commissariato di polizia: volevano trattenermi tutta la notte. Non sarebbe legale, ma a volte ci provano. Il problema è che sto allattando e non posso saltare la poppata. Così i miei amici mi hanno portato il tiralatte…in una condizione igienica spaventosa e di totale mancanza di privacy”. 

Lo scandalo Yukos– Insomma, a Mosca e dintorni la libertà di opinione è ancora una chimera. Inutile girarci intorno. L’inchiesta giornalistica “è sparita a suon di pestaggi e omicidi”, e internet è rimasto “l’unico mezzo” con cui esprimere le critiche verso presidente, governo, polizia e Fsb (i servizi segreti). Un canale efficiente, dato che la stessa Litvinovich ha ottenuto la scarcerazione di una donna incinta, Svetlana Bachmina, l’ex avvocato della compagnia petrolifera Yukos. La sua persecuzione era illegale e di fatto era un ostaggio della campagna avviata dall’entourage di Putin contro la Yukos e il suo presidente Michail Khodorkovskij. Una vicenda che ha attirato l’interesse della comunità internazionale; sembra infatti che il Cremlino stia ‘usando’ il controllo totale delle risorse energetiche per alimentare un nuovo orgoglio nazionale. “La cosa che sorprende di più è come questa sorta di “ricatto energetico venga presentato ai russi come patriottismo –commenta– Ciò alimenta l’idea che il nostro paese può, e deve, imporre agli altri la propria volontà. In qualche modo è una reiterazione della Guerra Fredda e, a ben guardare, anche la società non è cambiata molto rispetto all’epoca sovietica. Basti osservare il ruolo delle donne: in generale, considerate più stupide, più limitate, più deboli e incapaci di avere una propria opinione e difenderla”.

Donne coraggiose
– Marina combatte anche contro questo. Lei che, come le sorelle afghane Saqeb (hanno abrogato la legge scempio di Karzai che autorizzava lo stupro coniugale) o la blogger cubana Yoani Sanchez, entra di diritto nella schiera delle donne coraggiose. Sempre più numerose. Battagliere. Mai disposte ad arrendersi. “Dobbiamo assolutamente evitare che Putin diventi di nuovo presidente nel 2012 -tuona Marina- Medvedev ha rivendicato una politica autonoma, addirittura criticandolo leggermente. Non è molto, ma la modernizzazione annunciata dal presidente potrebbe cambiare radicalmente le cose. Bisogna vigilare. E lottare”.
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Michael Vittori
Michael Vittori

Consulente SEO-SEM Specialist, Copywriter, Web Marketer, Esperto Facebook Ads e Giornalista Pubblicista.

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