Intervista esclusiva al Dottor Costa della Clinica Mobile

Il Dottor Costa con Valentino Rossi

Dott. Costa, come tutti ben sappiamo, la sua Clinica Mobile svolge ormai da tantissimi anni un insostituibile e imprescindibile lavoro per i piloti di MotoGp e Superbike, curando le loro ferite direttamente ‘sul campo’ e diventando la loro casa stessa, oltre che un ospedale. Ma quali sono gli albori di questa esperienza, e come si è sviluppata nel tempo?

“La Clinica Mobile venne presentata il 3 aprile 1977 a Bendor in Costa Azzurra ed esordì il 1° maggio successivo a Salisburgo. In quel giorno salvammo la vita a Franco Uncini, pilota dell’Harley Davidson. Da allora sono passati ben 32 anni, ma l’atto d’amore è sempre lo stesso: dedicare i nostri sforzi e le nostre vite agli eroi di questo tempo affinchè i loro sogni si trasformino in tangibile realtà. E loro ci ripagano con le imprese e gli attestati di stima, come è accaduto due anni fa in occasione del trentesimo compleanno della Clinica a cui parteciparono ben 17 piloti”.

La vostra opera di ‘salvataggio’ è un’attività che trascende un normale lavoro. Una ben precisa filosofia di vita, come lei spesso ha tenuto a precisare, anima e soggiace la Clinica.

“Le energie sacre che risiedono all’interno di ogni essere umano fanno sì che l’eroe risorga dalle sue ferite e fratture e torni in pista. L’aspetto umano viene sempre prima di quello clinico, la soggettività del paziente è la nostra prima preoccupazione. In un’ideale scaletta d’intervento, privilegiamo il rapporto medico-paziente e assecondiamo in ogni modo possibile le richieste di quest’ultimo, affinchè sia soddisfatto. In un secondo momento, dopo l’analisi clinica, si passa alla vera e propria opera di fisioterapia manuale e alle medicine”.

A proposito, voi siete all’avanguardia nell’utilizzo dell’innovativa tecnica dell’Hilterapia. Che ruolo gioca e quanta importanza riveste nel vostro lavoro? Il suo utilizzo soddisfa i piloti che vi si sono sottoposti?

“Premetto che lo strumento principe del fisioterapista sono le mani. Niente ‘accarezza’ ed ha il potere curativo di questa risorsa prettamente umana, la prima che ogni fisioterapista impara ad utilizzare. L’Hilterapia consiste invece in un laser che proietta un raggio luminoso benefico e apporta innegabili benefici ai muscoli tendinei. Ma non è altro che una delle tante macchine di cui disponiamo. I piloti si affidano a noi perché sanno quali e quanti sono gli strumenti adatti a risolvere il loro caso. Se adoperassimo soltanto uno di questi, non si sentirebbero curati nel modo giusto.”

Quali sono le tipologie di fratture e infortuni che riscontrate –e dovete affrontare- più spesso?

“Indubbiamente le fratture del scheletro delle mani e dei piedi, specificatamente lo scafoide del polso e la clavicola della spalla. Sovente abbiamo a che fare anche con le classiche commozioni celebrali da caduta, quelle che fortunatamente non provocano lesioni gravi al cervello.”

Quale, invece, l’intervento più difficile affrontato nella sua lunga carriera?

“In realtà, non esiste un intervento più complicato degli altri. I momenti più duri e difficili arrivano quando un pilota ferito rimane insoddisfatto del nostro operato. E’ accaduto raramente, ma in quegli episodi la Clinica ha sofferto terribilmente con il pilota stesso. Mi riferisco poi ai luminosi casi della vita, perché nel momento in cui un motociclista incontra la morte nell’inseguire il suo sogno –come purtroppo accadde a Daijiro Kato nel GP di Suzuka il 20 aprile del 2003- il vuoto diventa per noi tutti incolmabile.”

Continuare ad alimentare quella grande risorsa che è la Clinica Mobile, come lei ci ha giustamente ricordato, comporta momenti di grande sofferenza, commozione e cordoglio. Ma anche gioia.

“Tutto diviene bello e radioso quando un’atleta taglia il traguardo vincitore, dopo aver sofferto e patito il dolore. Sono i motociclisti ad avermi insegnato che il sorriso è ciò che fa terminare il pianto e tramuta il dolore in gioia. E’ il grande miracolo di questo sport e, oserei dire, della vita stessa.”

Ha mai pensato di dedicarsi alla Formula Uno dopo 32 anni di motociclismo?

“Mai. Il mio sport era, è e rimane la MotoGp. Non potrei mai tradirla, il mio è un gesto di fedeltà assoluto.”

C’è un pilota, in questi anni d’attività, con cui ha legato di più ed ha un rapporto speciale?

“Mick Doohan. Le sue gesta leggendarie sono legate indissolubilmente al nome della Clinica Mobile. Tutti gli altri aneddoti e storie di piloti sono narrati nella mia terza opera che uscirà tra un mese, “Gran Prix College. Tutti in moto nella scuola più bella che c’è”. In questo libro il tema portante è il rapporto adulti-bambini e follia-ragione, ovvero quando la ‘pazzia’ diventa la vera saggezza”.

Rimanendo in ambito sportivo, qual è la gara, o il duello, che l’ha appassionata di più dal 1977 a oggi?

“La sfida Valentino Rossi- Casey Stoner di Laguna Seca del 2008 (il pilota italiano campione del mondo in carica fu protagonista di un sorpasso incredibile ai danni dell’australiano che gli valse la vittoria finale, ndr).”

Cambiamo argomento. Lei ha dato un’ulteriore prova di grande umanità, regalando la terza Clinica Mobile – e sappiamo quanto è forte il legame con ognuna di esse- al Ministero della Salute del Senegal per aiutare le popolazioni locali. Un’iniziativa a dir poco lodevole.

“In più di un anno, grazie alla nostra Clinica, sono stati effettuati in Senegal migliaia d’interventi medici. Un piccolo -per noi, s’intende- gesto teso ad alleviare le sofferenze di un popolo che combatte ogni giorno con fame, malattie e morte.”

Chiudiamo gettando un’occhiata sul futuro. Quali sono i progetti in cantiere per la Clinica Mobile? Dopo aver visto nascere la quinta ‘versione’ nel 2002, dovremo attendere ancora a lungo per la sesta? Qual è, invece, dopo una carriera costellata di successi, il suo sogno nel cassetto?

“Il progetto della nuova Clinica è già scritto nel mio cuore. Se vi fossero sufficienti risorse economiche, la farei costruire già domattina. I cambiamenti, comunque, saranno di natura tecnica: da un unico mezzo si passerà ad uno doppio con l’estensibile tra le due parti, in ossequio alle nuove tecnologie del settore. In questo, ‘copiamo’ il mondo degli “hospitality paddock” della F1, dove il denaro non manca. Il mio sogno? Continuare su questa strada così come ho fatto negli ultimi 32 anni”.

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Michael Vittori
Michael Vittori

Consulente SEO-SEM Specialist, Copywriter, Web Marketer, Esperto Facebook Ads e Giornalista Pubblicista.

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