“La questione del Nord. Fisco, infrastrutture, burocrazia”

E’ veramente così grande il trasferimento di risorse dal Nord al Sud? Il federalismo rappresenta la soluzione o potrebbe rafforzare, specie nel Mezzogiorno, un ceto politico che non intende ridurre le proprie spese? Possiamo ancora permetterci questo enorme trasferimento di risorse che ha consentito a milioni di italiani di vivere al di sopra dei propri mezzi? E infine: dove si colloca l’Emilia Romagna in un quadro come questo dove intraprendenza, economia, geografia e politica si intrecciano come mai era accaduto in passato? A questi e ad altri fondamentali quesiti sulla cosiddetta “questione del Nord” ha cercato di rispondere l’assemblea generale di Unindustria Bologna dello scorso 21 giugno, a cui hanno partecipato in via eccezionale il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e il vice presidente del PD Enrico Letta.
I lavori de “La questione del Nord. Fisco, infrastrutture, burocrazia” sono stati aperti dal numero uno degli industriali bolognesi Maurizio Marchesini sulle note dell’inno di Mameli. Una scelta inusuale ma non casuale, dettata dal “convincimento che parlare della terra in cui viviamo non sia affatto in contraddizione con un autentico spirito nazionale – ha spiegato Marchesini- Una scelta che assume un particolare significato in una regione, la nostra, che da troppo tempo pare essersi chiamata fuori da questo confronto”. Dopo aver parlato dell’Emilia Romagna e del suo progressivo abbandonarsi “ad una deriva appenninica che guarda idealmente al centro-sud”, lontana dunque dal nord e dalle sue questioni, quanto mai cruciali per tutto il destino economico del paese, il presidente di Unindustria Bologna ha allargato lo sguardo al tessuto produttivo nazionale. Un contesto ancora alle prese con un difficile processo di adattamento al nuovo scenario, causato soprattutto delle evidenti contraddizioni che penalizzano il nostro Paese e ne condizionano le scelte: debito pubblico, carenza di risorse, fiscalità e divario tra Settentrione e Mezzogiorno, ovvero grandi nodi irrisolti che l’attuale congiuntura economica drammatizza ulteriormente. “Da questa crisi (evidenziata da numeri quali calo del Pil del 6%, calo dei consumi del 2,6% e degli investimenti del 15,8%; esportazioni in contrazione del 24%; crollo del 25% della produzione industriale) si esce non solo ponendo in atto nuovi e più efficaci controlli al sistema finanziario internazionale -ha specificato il presidente degli industriali felsinei- ma anche ripristinando valori etici e morali da troppo tempo dimenticati. E recuperando la perdita di produttività che, insieme alla dimensione della spesa e del debito, sono i ‘nodi’ storici dell’Italia che ora stanno venendo al pettine”.
Dopo aver riaffermato il valore del merito, della responsabilità, del lavoro, dell’autorità, dello spirito di sacrificio e della giustizia, Marchesini si è rivolto direttamente ad Emma Marcegaglia, chiedendole un rinnovato impegno nella lotta per la crescita e il rilancio del Paese. “Una sfida che richiede grande disponibilità al confronto e, allo stesso tempo, rigorosa fermezza verso le forze politiche e sociali che ostacolano la soluzione dei problemi”. Ed al Governo, in persona del Ministro Sacconi, ha chiesto di “porre mano subito alle riforme senza dimenticare l’importanza cruciale che il sostegno all’innovazione ha per le nostre aziende. A questo proposito chiediamo non solo di chiudere tutte le vertenze generate dalla sciagurata ‘roulette’ del click-day ma anche di poter contare su cinque anni di credito d’imposta automatico su tutti gli investimenti per l’innovazione”. Pronta la risposta del presidente di Confindustria e del ministro del Lavoro. Emma Marcegaglia ha prima accennato alla manovra finanziaria, sottolineando quanto sia importante approvarla ”il prima possibile”, poi ha fatto accenno all’enorme disavanzo “ assolutamente da ridurre”. D’altronde, ha proseguito, “anche le dichiarazioni del governatore della Banca centrale Trichet, secondo il quale ci saranno sanzioni automatiche per chi sforerà, ci impongono di fare queste scelte”. Sulla stessa linea d’onda, per quanto riguarda il tema della manovra e delle riforme, Sacconi. Nel suo intervento, il ministro ha poi sottolineato come l’Italia debba crescere “affidandosi a regole più semplici della libertà responsabile, tanto per le persone fisiche che per quelle giuridiche”, mentre per il futuro non si potrà più “fare affidamento su elargizioni di finanza pubblica. Pomigliano insegna anche questo: come determinare le condizioni per un grande investimento senza la leva della finanza pubblica, ma attraverso i buoni accordi tra i soggetti sociali”.
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Michael Vittori
Michael Vittori

Consulente SEO-SEM Specialist, Copywriter, Web Marketer, Esperto Facebook Ads e Giornalista Pubblicista.

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