“Gheddafi show” a Roma tra mille polemiche

Roma– E’, ancora una volta, Gheddafi show. Non mancano mai le polemiche ogni volta che il leader libico mette piede sul suolo italico, nella fattispecie a Roma. I festeggiamenti per il secondo anniversario del Trattato di Bengasi – il patto d’amicizia tra il nostro paese e la Libia, sancito dopo l’italica condanna del capitolo colonialista di giolittiana memoria, che ha dato il la ad una vasta intesa politico-economica- dello scorso 29-30 agosto, non sono sfuggiti a questa costante.  I summit con il neoalleato africano vengono infatti puntualmente accompagnati da pomposi rituali e dichiarazioni ‘al limite’ che finiscono per infastidire un’ampia fetta del nostrano panorama politico e, in questa occasione, persino il Vaticano.

Le ‘sparate’ del Colonnello– Al di là dei cerimoniali ripetitivi e ormai noti nell’Urbe, da molti bollati come avvilenti – il folcloristico sbarco a Ciampino con le amazzoni;  le passeggiate in centro del Colonnello; la parata dei cavalli berberi; l’enorme tenda bianca quale insolito alloggio per un leader straniero -, ad infiammare gli animi sono state le cosiddette ‘lezioni di Corano’ tenute da Gheddafi stesso. Nell’Accademia Libica, di fronte a 500 (il primo giorno, nel secondo le presenze sono calate a 200 per problemi di spazio) hostess appositamente reclutate e retribuite, il Colonnello non si è limitato a decantare il presunto maggior grado di libertà raggiunto dalle donne libiche rispetto a quelle occidentali, determinato – a suo parere – dalla dispensazione “dai mestieri più faticosi”. Il leader della rivoluzione verde si è spinto oltre, prima ‘convincendo’ tre hostess alla conversione, effettuata con rito immediato, poi esprimendo il desiderio che ”l’Islam diventi la religione dell’Europa”. Monito forte, soprattutto se pronunciato nella capitale e roccaforte del cattolicesimo. E seguito da parole quali “se Gesù e la Madonna fossero vissuti fino all’avvento di Maometto, sicuramente avrebbe abbracciato la sua religione”.

Le reazioni– Decisamente troppo per il Vaticano e il quotidiano Avvenire, che ha bollato la vicenda come un”incresciosa messa in scena, volutamente folcloristica ma urtante”. Non da meno la Padania, che ha titolato a caratteri cubitali “L’Europa sia cristiana”, con chiaro riferimento alle lezioni impartite dal rais. Non hanno gradito nemmeno i finiani di Farefuturo, per i quali l’Italia è stata degradata a “Disneyland di Gheddafi”, e il Pd, secondo cui lo show del colonnello rappresenta “un danno di credibilità e immagine per il Paese”.Cerca invece di spegnere il fuoco delle polemiche il ministro degli Esteri Franco Frattini, affermando che “Gheddafi è un leader importante per tutto il Medio Oriente” e definendo l’alleanza con Tripoli “strategica e rilevante”.

Affari e immigrazione– L’aspetto prettamente diplomatico dell’incontro passa così (inevitabilmente) in secondo piano. Un piccolo summit che ha rinforzato ancora di più i saldi rapporti tra Roma e Tripoli inaugurati due anni fa. I nodi cruciali sono quelli consueti: immigrazione, Medio Oriente, economia, energia e infrastrutture. Sul primo tema, la Libia ha confermato il suo impegno nel bloccare l’immigrazione clandestina, chiedendo però all’Europa, tramite la mediazione italiana, un contributo futuro di “5 miliardi l’anno” per l’Africa in toto, da investire nella regolazione del flusso migratorio verso il vecchio Continente. Anche se, hanno prontamente replicato da Bruxelles, la cifra è “sovrastimata”, poiché secondo l’UE sono sufficienti somme “di gran lunga inferiori a quelle evocate a Roma”. Tuttavia, l’Unione Europea intende rafforzare i rapporti con la Libia, riconoscendo in questa partnership “un’ottima opportunità”.
Sul fronte economico, invece, il Colonnello ha ribadito che l’apertura dei mercati libici nei confronti delle imprese italiane proseguirà a pieno ritmo, come comprovato dai succosi ordini ottenuti dai colossi Ansaldo Sts e Finmeccanica. A conferma di quanto asserito nel colloquio privato con Berlusconi, le commesse per il maxi progetto della nuova autostrada libica da 1700 km (costo 2,3 miliardi) finiranno, come da accordi, ad aziende tricolori. Da contraltare, la presenza di Tripoli in Eni (1%) e Unicredit (7% in mano a Gheddafi) potrebbe presto estendersi ad altre imprese come Telecom, Terna, Finmeccanica, Impregilo e Generali. Un giro d’affari da circa 40 miliardi di euro che fa comodo a tutti e che ha consentito al paese maghrebino, quale parziale ‘contropartita’, di sfruttare l’amicizia italiana per uscire dallo storico isolamento politico-economico in cui è stato relegato negli ultimi 40 anni.

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Michael Vittori
Michael Vittori

Consulente SEO-SEM Specialist, Copywriter, Web Marketer, Esperto Facebook Ads e Giornalista Pubblicista.

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