Addio gigante buono

E’ proprio vero che sono sempre i migliori ad andarsene per primi. Che il cieco destino ci priva delle anime più grandi e pure, di chi spende un’intera vita per gli altri. Perché soltanto così si può descrivere Manute Bol, ex campione di pallacanestro spentosi prematuramente all’età di 47 anni per una rara malattia cutanea e complicazioni renali in un ospedale di Charlottesville, in Virginia.
Se non siete amanti del basket, probabilmente non conoscerete questo gigante di 231 cm originario del Sudan e la sua affascinante e pittoresca storia. Nato nel villaggio di Gogrial il 16 ottobre del 1962, il piccolo (eufemismo) Manute cresce seguendo i rituali dei suoi avi, i capi tribali del popolo Dinka: uccide leoni, si fa sfregiare il cuoio capelluto ed asportare sei denti. A Manute piace il calcio, ma tutte le squadre lo rispediscono al mittente per la sua imponente altezza ereditata dal nonno, visto che i genitori non arrivano a toccare il metro e ottanta. Un handicap che si trasforma in dote nel 1982, quando viene notato da Don Feeley, uno scout statunitense a caccia di talenti africani
a Khartoum e dintorni. La vita del 18enne gigante cambia radicalmente. Dal suo recinto di mucche, si ritrova catapultato nella modernità e opulenza degli Stati Uniti. Letteralmente spedito su un altro pianeta. Senza sapere una parola d’inglese né aver mai toccato un pallone da basket. Pian piano, però, il giovane sudanese si fa strada e al terzo anno di college sbarca prepotentemente nella NCAA, il prestigioso torneo universitario fucina di tutti i campioni NBA. Le cifre del suo primo e unico anno universitario sono eloquenti: 22,5 punti, 13,5 rimbalzi, 7,1 stoppate a partita e oltre il 60% al tiro. La chiamata al Draft –la selezione in cui ad inizio stagione ogni franchigia NBA sceglie i migliori giovani usciti dal college- del 1985 da parte dei Washington Bullets è pressoché scontata. E’ l’inizio di una lunga e proficua carriera NBA che lo porterà a vestire le canotte di Miami, Philadelphia, Golden State e lo incoronerà quale secondo giocatore più alto della storia del più importante campionato di basket al mondo. Dopo 10 anni di stoppate, schiacciate e rimbalzi e un brevissimo e acclamatissimo passaggio in Italia in quel di Forlì -dove però giocò soltanto due partite prima di esser ‘tagliato’- decide di ritirarsi.
Ma in tutti questi anni il campione non si era dimenticato della sua terra. Non aveva voltato le spalle ad un paese dilaniato dalle guerre civili tra l’élite musulmana del Nord e la popolazione cristiana animista del Sud. Anzi, la maggior parte dei soldi guadagnati da cestista li aveva spesi per aiutare rifugiati e poveri connazionali. Ma non si limitava a versare denaro. Ci metteva la faccia, era sempre in prima linea, come nei sit-in di protesta davanti all’ambasciata sudanese di Washington o nei campi profughi. Nel 1998 Bol è tornato in Sudan, ma invece di essere accolto da eroe, è rimasto vittima delle contraddizioni del suo paese e delle dispute interne al regime. Dopo aver rifiutato il posto di ministro dello Sport, respingendo la pre-condizione di convertirsi all’Islam, finì per essere ingiustamente accusato di finanziare i ribelli cristiani Dinka, la sua tribù.
E’ così che diventò incredibilmente e tristemente esule nella sua terra. Soltanto nel 2002 gli venne accordato l’espatrio, che sfruttò per rifugiarsi negli USA. Ma nemmeno stavolta poteva voltare le spalle ad un Sudan ripiombato nuovamente nel baratro della guerra civile e del genocidio nel Darfur. Bol giocò persino a hockey sul ghiaccio per raccogliere fondi e nel 2006 partecipò alla marcia di tre settimane da New York a Washington per la libertà del suo paese, organizzata dall’amico Simon Deng. Più un’infinità di altre iniziative e azioni benefiche. “Se ognuno nel mondo fosse come Manute Bol – ha detto Charles Barkley, altro grande cestista NBA ex compagno di Bol a Philadelphia – questo sarebbe il mondo nel quale vorrei vivere”. Ben detto, Charles. Addio gigante buono, ci mancherai.

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Michael Vittori
Michael Vittori

Consulente SEO-SEM Specialist, Copywriter, Web Marketer, Esperto Facebook Ads e Giornalista Pubblicista.

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