I nuovi volti del terrore

Madri, mogli, sorelle di mujaheddin. Europee e americane convertite. Asiatici e mediorientali cresciuti in Occidente. L’insospettabile maghrebino vicino di casa. Il terrore ha nuovi molteplici volti. “Cani sciolti” o punte di piccoli iceberg indipendenti da Al Qaeda che perseguono gli stessi scopi della tristemente celebre organizzazione terroristica. E’ quanto emerge dall’analisi delle nuove dinamiche qaediste preparato dalla Fondazione Icsa con la collaborazione di diplomatici, uomini della sicurezza, esponenti delle forze armate e ricercatori e presentato al ministro dell’Interno Maroni dal presidente della fondazione, l’onorevole Marco Minniti, e dal prefetto Carlo de Stefano. Un’esigenza nata non solo quale conseguenza dell’attentato portato lo scorso 12 ottobre dal libico Mohammed Game ad una caserma dei carabinieri di Milano, ma più in generale per la crescente affermazione della figura del terrorista “fai-da-te”.
E’ già chiaro da tempo, infatti, che Al Qaeda si affida ad una falange non più compatta, sia in occidente sia sui fronti regionali caldi come Afghanistan, Pakistan, Iraq, Somalia, Penisola Arabica e Algeria. Uno spontaneismo armato che segue una sorta di agenda “locale” -lotta al regime, separatismo, ecc..- ma che non disdegna la grande azione internazionale, come successo a Mumbai (India) nel 2008 o sul jet Northwest a Natale. A decine e decine partono verso lo Yemen e la terra di nessuno pachistana per arruolarsi e prepararsi al martirio. Alcuni ottengono il loro obiettivo, altri vengono bocciati o rimandati perché non ancora pronti per il grande sacrificio. Ma la maggior parte di essi dà vita a microcellule prive di un’organizzazione verticistica a cui dover rendere conto delle proprie iniziative. Si preparano in silenzio all’interno delle loro abitazioni, fabbricano bombe con materiali impensabili (fertilizzante, acetone) e aspettano il momento giusto. Il momento che nessuno potrà negargli.
Ma qual è l’identikit del nuovo estremista? Ci sono i cosiddetti “nomadi di Al Qaeda“, così ribattezzati perché un giorno li vedi a Washington, quello dopo a Oslo e il seguente a Kabul. Si indottrinano da soli, spesso su internet (sul web siti come As-Sahab, dove è possibile vedere decapitazioni, torture e attentati, sono sempre più numerosi e seguiti, così come quelli dove s’impara a costruire ordigni rudimentali) dove seguono predicatori ‘virtuali’ capaci di intercettare il loro malessere e convogliarlo in odio esplosivo. E’ il caso dell’imam Al Awlaki, nato e cresciuto in New Mexico da una famiglia yemenita, e oggi leader dei “nomadi”, di tutti quelli che non appartengono ad un gruppo. O dell’ingegnere algerino del Cern arrestato in Francia lo scorso novembre.
Vi sono poi le “madri del terrore“. Un profilo ancor più sconcertante poiché si tratta di donne che spesso costringono al martirio anche i loro bambini. Mogli e sorelle di mujaheddin che vogliono conquistare un posto al sole in una società in cui le donne sono invisibili, ma anche europee ed americane convertite all’Islam vogliose di professare fino in fondo la loro nuova fede. Le puoi trovare negli Usa, dove sono state incriminate una madre di 31 anni, Jamie Paulin Ramirez, legata ad una cellula europea, e Collin LaRose, 46 anni, che progettava di assassinare un vignettista svedese, così come nello Yemen, dove è stata fermata un’australiana con due bambini. Nuovi e insospettabili volti di un estremismo mimetizzato e ‘polverizzato’ che la fondazione Icsa ha analizzato per permettere al nostro paese di difendersi al meglio contro questa inquietante minaccia.
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Michael Vittori
Michael Vittori

Consulente SEO-SEM Specialist, Copywriter, Web Marketer, Esperto Facebook Ads e Giornalista Pubblicista.

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