In Europa esplode il problema rom

Esplode il problema rom in Europa. A porlo in tutta la sua evidenza, i rimpatri “volontari” fortemente voluti dal presidente francese Nicolas Sarkozy. Espulsioni partite ufficialmente lo scorso 19 agosto e miccia di un’accesissima discussione che sta coinvolgendo tutta l’Unione Europea, per quella che è ormai una questione non più procrastinabile. Che fare con i rom, cittadini dell’Ue di fatto, ma spesso confinati in campi abusivi e restii ad adottare usi e stile di vita ‘europei’? Come integrarli nel tessuto economico e sociale di Francia, Italia, ecc.. e porre fine ad una situazione anomala, quasi da ghetto? Interrogativi rimasti tali, a cui Parigi, un po’ come successe a Roma con l’enorme campo del Casilino, ha però deciso di rispondere con il pugno di ferro.

L’antefatto- Tutto ha inizio con i fatti di Saint-Aignan. La dura reazione dell’Eliseo affonda infatti le sue radici negli episodi di guerriglia di fine luglio del piccolo villaggio della Loira, dove la locale comunità rom ha reagito violentemente all’uccisione di un suo giovane membro da parte della polizia. La morte del ragazzo, freddato in circostanze poco chiare per essere sfuggito ad un controllo, ha scatenato la furia cieca dei suoi connazionali, che hanno distrutto la gendarmeria locale e messo a ferro e fuoco il piccolo villaggio. La reazione di Sarkozy non si è fatta attendere. Il presidente, storicamente poco ‘amichevole’ nei confronti dei nomadi –nonostante le sue origini; il padre è un aristocratico rom ungherese naturalizzato francese- già durante il suo mandato al Ministero dell’Interno nei governi Raffarin e de Villepin, ha prontamente cavalcato un’ostilità diffusa nel paese al fine di recuperare consensi a destra, ‘rivitalizzando’ così un mandato tutto sommato deludente e infangato dallo scandalo Bettencourt. Nel giro di poche ore ha convocato un vertice speciale per affrontare “i problemi di sicurezza che pongono i comportamenti inaccettabili di alcuni nomadi e rom”, i quali, sempre secondo Sarkò e il suo entourage, non fanno “nulla per integrarsi”. Un vero e proprio attacco alla comunità rom in quanto tale, una stigmatizzazione dell’etnia in toto in stile Le Pen, a cui ha fatto seguito l’ordine di smantellamento di 300 campi (la metà di quelli presenti in territorio francese) entro settembre e l’espulsione di tutti nomadi colpevoli di qualsivoglia reato. A nulla sono valsi i moniti del Vaticano (“giusto accogliere diversità umane”, il messaggio di Benedetto XVI nell’Angelus di domenica 22 agosto), l’indignazione di Romania e Bulgaria e i richiami ufficiali dell’Unione Europea, che ha intimato Parigi di “rispettare le regole sulla libera circolazione e residenza dei cittadini europei”. I rimpatri volontari, così chiamati perché i circa 700 nomadi che rientreranno in Romania e Bulgaria lo faranno su “base volontaria” e previa riscossione di 300 euro (100 per i minori), sono partiti nonostante tutto e tutti.

Espulsioni inutili– Certo, l’Eliseo si è avvalso di una direttiva che prevede la possibilità di rimpatriare quei cittadini comunitari che non abbiano i requisiti per vivere in un altro Paese membro: reddito minimo, adeguata dimora e non essere a carico dei servizi sociali. Ma la misura adottata Oltralpe fa acqua da tutte le parti. E’ persino fin troppo evidente come le centinaia di romeni e bulgari espatriati potranno tranquillamente rientrare in suolo francese in qualsiasi momento, essendo di fatto cittadini dell’Unione Europea dal 2007. Magari utilizzando proprio i 300 euro generosamente versati da Parigi. Potranno rimanervi privi di visto e soggiornarvi fino a tre mesi, senza stabile residenza né alcuna ragione di lavoro o studio, per poi finire relegati nuovamente nella clandestinità.

Palla a Bruxelles– La questione rom, un profondo problema d’integrazione socio-culturale, non è mai stato definitivamente risolto da Bucarest e Sofia, paesi usciti con fatica da 50 anni di comunismo. L’UE ha commesso il gravissimo errore di sottovalutarlo, perpetrando quello che è ormai un vizio ricorrente: la mancanza di una linea politica comune sui temi più delicati e scottanti quali immigrazione e integrazione. Ora la bomba è esplosa. E, se un leader moderato come Sarkozy arriva a stigmatizzare un’intera etnia, raccogliendo per altro il plauso di numerosi altri politici, è sensato affermare che il rischio di derive xenofobe è fortissimo. Non saranno certo un pugno di espulsioni “pagate”, un’iniziativa populista e un palliativo a dipanare il nodo della matassa. Ora la palla passa a Bruxelles, nella speranza che, seppur in colpevole ritardo, si arrivi ad una soluzione “cum grano salis”.

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Michael Vittori
Michael Vittori

Consulente SEO-SEM Specialist, Copywriter, Web Marketer, Esperto Facebook Ads e Giornalista Pubblicista.

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