Un sardo a Kabul

Sequi insieme a Gino Strada e un afghano

Per il suo 52esimo compleanno il presidente Hamid Karzai ha ricevuto un regalo molto speciale, il coltello di Pattada. Ha discusso amabilmente di codici d’onore, sottolineando la marcata somiglianza tra barbaricino e pashtunwali (codice religioso e pre-islamico dei “Pashtun”, gruppo etnico- linguistico dell’Afghanistan e del Pakistan occidentale). Il suo interlocutore non potrebbe essere che italiano, per la precisione sardo: chi, infatti, potrebbe conoscere a fondo l’antico codice agro-pastorale (fondato sull’atavico meccanismo offesa- vendetta) originario del nuorese e sassarese, se non un isolano doc?

Vita da Faust- Ettore Sequi, 53enne ambasciatore italiano giunto a Kabul nel 2004 e rimastovi nel 2008 per la nomina a inviato speciale dell’UE, mandato che scadrà a fine mese, è senza dubbio lo straniero più conosciuto, influente e rispettato nel tormentato paese asiatico. Nella jungla di una terra martoriata dai conflitti, ha imparato con il tempo a muoversi con cautela ed evitare qualsiasi rischio. “La sicurezza non è solo la fortificazione, i muri di cemento e le torrette sui blindati –precisa- Ci vogliono prevenzione, calcolo, bisogna cercare di essere poco visibili. Così ho chiesto alle guardie di togliere i jammer dalle jeep, gli antennoni che bloccano i cellulari, usati per attivare gli ordigni al passaggio dei convogli”. La sua vita è un tourbillon continuo, tra un viaggio e un vertice ad Abu Dhabi, Madrid, Monaco di Baviera, Bruxelles, Londra, e le attività frenetiche che lo aspettano al rientro nella sua casa-ufficio nel quartiere di Sharh-e-now. “La mia giornata tipo è quella del dottor Faust –racconta l’ambasciatore di Oristano- l’orologio che gira e la mezzanotte che si avvicina: ti piglia l’ansia di usare ogni barlume di questo tempo. Perché l’Afghanistan è fluido, sempre in movimento. Se stai via dieci giorni, lo devi rincorrere. In questo paese, da più di trent’anni, trent’anni di guerra, la gente non sa che può succederle il giorno dopo. Imparare a seguire il ritmo delle turbolenze è inevitabile”.

Impegno sociale– La sua è una vita dedita a migliorare le cose in un paese in cui tutto è così difficile e complicato. Ma che a volte sa regalare sorrisi e spiragli di speranza. Dopo un’estenuante trattativa con il mullah e il capoclan, Sequi è riuscito infatti ad organizzare una cooperativa di donne dedita alla realizzazione di bigiotteria. “L’attività ha cominciato a rendere così bene che uno dei mariti, un poliziotto, ha deciso di rimanere a Kabul nonostante gli sia stato proposto un lavoro fuori dalla capitale. Il motivo? La moglie guadagnava più di lui con le sue creazioni”. Una piccola grande rivoluzione raccontata al Parlamento olandese dal ministro degli esteri Maxime Verhagen, il giorno prima di un dibattito sull’impegno militare in Afghanistan. Sono proprio queste conquiste ad aver fatto innamorare il nostro ambasciatore di Kabul: “Si può insegnare a conoscere l’Afghanistan, non si può insegnare ad amarlo. Perché non ci sono vie di mezzo: la passione può essere solo a prima vista e in quel caso restare qui a lungo non è un sacrificio”.

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Michael Vittori
Michael Vittori

Consulente SEO-SEM Specialist, Copywriter, Web Marketer, Esperto Facebook Ads e Giornalista Pubblicista.

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