Mezgour, l’operaio che si fece bomber

Mezgour in stacco aereo

Non solo razzismo, violenza e ingaggi spropositati. Il calcio, spesso, sa regalare anche belle storie, momenti di felicità ai meno fortunati, a chi lo merita veramente. Non si può far altro che sorridere, allora, di fronte alla parabola di un modesto operaio metalmeccanico diventato bomber di professione. Parliamo di Adil Mezgour, attaccante del Cassino, club militante nella seconda divisione di Lega Pro, la vecchia C2. E pensare che questo ragazzo 27enne, marocchino di nascita ma bolognese acquisito dal 1993 -sarebbe più giusto dire bolognese doc, visto il suo spiccato accento emiliano- ha iniziato a giocare a calcio per caso.

La parabola calcistica– Correva il 1999, Adil aveva approcciato il pallone soltanto per diletto fino a quel fatidico giorno, al casuale incontro con la svolta della sua vita: “I miei compagni dell’istituto professionale – ricorda Mezgour– stavano facendo una partitella; allora chiesi se potevo unirmi a loro. In realtà si stavano già allenando e io non lo sapevo: il mister mi vide e mi chiese se volevo far parte della squadra“. E’ così che entra nei ranghi del Sala Bolognese -campionato di Prima categoria– l’inizio di una lenta ma inesorabile ascesa. Nel frattempo, però, inizia a lavorare in fabbrica, perchè il lavoro del padre non basta a mantenere tutti i cinque fratelli. Il calcio rimane l’hobby a cui dedica quasi tutto il tempo libero, ma la sua carriera va avanti, di gradino in gradino. Un anno viene dato in prestito all’Anzio Lavinio in Promozione; poi torna a Bologna e durante un torneo estivo viene notato dalla Virtus Castelfranco, una squadra in provincia di Modena. E’ un’occasione da non perdere, anche se Adil tentenna, perchè vuole restare vicino a casa. Alla fine, però, l’offerta si rivela troppo allettante ed accetta. Mai scelta fu più azzeccata: a Castelfranco Mezgour vive sei anni stupendi, coronati dalla promozione di serie D, dove gioca quattro stagioni. Il bomber diventa anche capitano della formazione emiliana e nel 2007-’08 esplode, segnando la bellezza di 14 gol. E’ il suo trampolino di lancio. A giugno 2008 il Bellaria, società di seconda divisione, lo nota e lo ingaggia; Mezgour diventa così ufficialmente un calciatore professionista. In riviera non tradisce le attese, timbrando sei sigilli e diventando subito un pezzo pregiato del mercato. La sua avventura in Romagna dura pochissimo, perchè a gennaio 2009 il Cassino lo strappa ai biancazzurri per rafforzare le proprie ambizioni play-off, rappresentando un ulteriore passo in avanti nella carriera del marocchino. Il personale score del bomber arriva qui a otto, ottimo bottino per un ‘deb’. Quest’anno, invece, è arrivato già a quota 10.

Via la tuta da operaio, ma stessa umiltà– Da settembre Adil ha potuto così mettere in soffitta la divisa da operaio dell’azienda Modus97 di Sala Bolognese, visto che con l’ingaggio da professionista percepisce quanto prendeva sommando lo stipendio da dipendente e da calciatore dilettante. Ma soprattutto può aiutare ancora di più la famiglia: ”E’ un sogno diventato realtà – dice Mezgour – anche perché così posso dar una mano alla mia famiglia: siamo in sei fratelli, mio padre è stato per un po’ in cassa integrazione, ma ora l’azienda per cui lavorava ha chiuso del tutto e lui è senza lavoro”. Anche se l’operaio diventato bomber ha sempre contribuito al bilancio familiare: “Mio padre -racconta con uno spiccato accento emiliano – ha faticato tanto per riuscire a portare a Bologna sua moglie e i suoi figli; prima c’era da trovare l’appartamento e poi tutta la trafila del ricongiungimento familiare. Così io ho sempre dato una parte del mio stipendio in casa. Ora però sento molto il peso della responsabilità sulle mie spalle”.
Il passato e le radici lasciano segni indelebili in ogni uomo. Sarà per questo che Mezgour è rimasto modesto, con i piedi ben ancorati a terra, lontano dai vizi e mondanità di alcuni suoi colleghi: “Appena metto due soldi da parte -rivela- voglio comprare casa e sposarmi con Francesca, la mia fidanzata. L’ho conosciuta a Bologna, dove ho sempre vissuto fino a quando non ho iniziato a spostarmi un po’ per lavoro e un po’ per il calcio. Lei invece è di Viareggio, ma ci siamo incontrati sotto le Due Torri perché si era trasferita a Bologna per studiare all’università”. All’umiltà e modestia unisce poi grande coerenza e personalità, mostrandosi superiore ai beceri cori razzisti che sovente gli vengono indirizzati: “Ricevo insulti quasi su ogni campo in cui gioco, ma non ci faccio più caso. Come dice il proverbio: ‘la madre degli ignoranti è sempre incinta’ -spiega- per quanto riguarda la religione, sono un musulmano credente ma non praticante, a parte il fatto che non mangio carne di maiale. Non sopporto quei calciatori che si fanno il segno della croce prima di entrare in campo e poi bestemmiano per tutto il resto della partita”. Grande uomo prima che calciatore, insomma. I requisiti giusti per far strada, per conquistare l’Olimpo della serie A, ci sono tutti: “So che la massima serie è un miraggio, ma intanto vado avanti e vedo fin dove posso arrivare. E’ bellissimo avere dei tifosi che mi chiamano “Mez” e tutta la mia famiglia è orgogliosa di me”. Mez, a 27 anni hai ancora tutto il tempo per sfidare i vari Buffon, Julio Cesar e Doni. Siamo tutti con te.

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Michael Vittori
Michael Vittori

Consulente SEO-SEM Specialist, Copywriter, Web Marketer, Esperto Facebook Ads e Giornalista Pubblicista.

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