Polonia sempre più europea con Komorowski

La Polonia si lega sempre di più all’Europa. Dopo aver nominato nel 2007 un premier filoeuropeo come Donald Tusk, il popolo polacco ha confermato nelle elezioni presidenziali anticipate dello scorso 4 luglio la sua voglia di Europa, tolleranza e laicizzazione, scegliendo Bronislaw Komorowski come nuovo presidente della repubblica. Il candidato liberale di Platforma Obywatelska (Piattaforma Civica; PO) ha infatti sconfitto, dopo un serrato ballottaggio, il rivale nazionalista di Legge e Giustizia (PIS) Jaroslaw Kaczynski ottenendo il 53% dei voti.
La vittoria di Komorowski -data per scontata qualora le elezioni si fossero svolte regolarmente ad ottobre e strappata invece con molta più fatica (al primo turno il vantaggio del neopresidente era soltanto di 5 punti)- apre un nuovo corso politico per la Polonia. Varsavia potrà uscire dall’irritante e controproducente impasse degli ultimi anni, caratterizzata dal continuo scontro tra la presidenza della repubblica detenuta dal PIS e il governo di PO. Il veto imposto dal defunto presidente Lech Kaczynski alle riforme proposte dal premier era infatti una prassi ricorrente, un’infausta ricorrenza che ha bloccato a lungo il processo di modernizzazione del paese.
Ora lo scenario muta radicalmente. Komorowski, il favorito dell’elettorato urbano, degli intellettuali e (logicamente) dell’Unione Europea, potrà proseguire la linea intrapresa dal leader e collega di partito Tusk, aprendo il paese ancora di più verso Berlino, Mosca e Bruxelles. Potrà finalmente dar vita alle riforme necessarie alla nazione più dinamica dell’Est europeo e del continente in toto, dato che nel 2009 la Polonia è stata l’unico paese dell’Unione a registrare un aumento del prodotto interno lordo. Il pacato conte di nobili origini, ex dissidente del regime sovietico (opposizione che gli costò sette mesi di reclusione) e fermo difensore della Costituzione, entrato nel Parlamento nel 1991 e presidente della camera bassa dal 2007, è chiamato quindi ad una sfida importante. Ha su di sé gli occhi di un’Europa intera che si fida di lui e punta forte sul boom economico polacco, una rarità di questi tempi. Inoltre, dovrà dimostrare alla sua gente che l’euroscetticismo e conservatorismo dei rivali è controproducente sia economicamente che politicamente.
I propositi di Jaroslaw Kaczynski, gemello del presidente morto nel tragico incidente aereo di Smolensk dello scorso aprile, vanno invece in fumo. Il candidato sconfitto aveva annunciato di voler proseguire la linea intrapresa da Lech: ovvero, una politica di duro scetticismo verso l’Ue, gelo verso la Russia e intolleranza nei confronti di gay e altre minoranze. Ma se l’emozione causata dalla catastrofe, il suo sfondo storico – Lech Kaczynski si stava recando a Katyn a rendere omaggio ai 22mila ufficiali polacchi assassinati dalla Nkvd (la polizia segreta sovietica) durante la seconda guerra mondiale – e l’appoggio della Chiesa cattolica sono serviti a recuperare tantissimo terreno (in caso di elezioni regolari ad ottobre, Komorowski era dato vincitore al primo turno con oltre il 50% dei consensi), non sono bastati a garantire la vittoria al leader conservatore. Che, in barba all’appello “al senso d’unità nazionale” richiamato da quel cultore del compromesso qual è Komorowski, starà già meditando la rivincita nelle prossime amministrative di autunno e nelle politiche del 2011. Nel frattempo, però, tra i volti distesi di tutta Europa, la Polonia prosegue spedita verso la strada della laicizzazione ed europeizzazione.

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Michael Vittori
Michael Vittori

Consulente SEO-SEM Specialist, Copywriter, Web Marketer, Esperto Facebook Ads e Giornalista Pubblicista.

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