Politica


L’UE boccia il reato di clandestinità

maggio 11, 2011  |  Politica No Comments

corte di giustizia dell'UELa clandestinità non è punibile come reato. Lo ha stabilito lo scorso 28 aprile la Corte di Giustizia dell’UE con una sentenza che boccia il reato di clandestinità, punibile con la reclusione da uno a quattro anni, introdotto nell’ordinamento italiano nel 2009 con il cosiddetto “pacchetto sicurezza“. Una norma che, spiegano i giudici europei, cozza con la direttiva UE sui rimpatri degli irregolari, la cui prerogativa più importante è garantire che la legislazione stessa venga interpretata e applicata in modo uniforme in tutti i paesi dell’Unione.
La Corte del Lussemburgo è stata chiamata in causa da Hassen El Dridi, algerino condannato a fine 2010 ad un anno di reclusione dal tribunale di Trento per non aver rispettato l’ordine di espulsione. Sentenza che El Dridi ha impugnato presso la Corte d’Appello di Trento, da cui è partita la richiesta alla Corte di Giustizia per stabilire se la legge italiana fosse o meno in contrasto con la direttiva UE sul rimpatrio dei cittadini irregolari. El Dridi, dunque, ha vinto la sua personale battaglia, dato che, come si legge nella sentenza, “gli Stati membri non possono introdurre, al fine di ovviare all’insuccesso delle misure coercitive adottate per procedere all’allontanamento coattivo, una pena detentiva, come quella prevista dalla normativa nazionale in discussione, solo perché un cittadino di un paese terzo, dopo che gli è stato notificato un ordine di lasciare il territorio nazionale e il termine impartito con tale ordine è scaduto, permane in maniera irregolare su detto territorio“. Le conseguenze saranno immediate ed avranno effetto non solo per El Dridi, ma per tutti i clandestini presenti sul nostro territorio: il giudice italiano dovrà “disapplicare ogni disposizione nazionale contraria alla direttiva e tenere conto del principio dell’applicazione retroattiva della pena più mite“.
In tema di rimpatri, quindi, la Corte riafferma come gli Stati membri non possano applicare regole più severe di quelle previste dalle procedure europee, ovvero “l’allontanamento coattivo dopo 30 giorni dalla decisione di rimpatrio” con l’adozione delle “misure meno coercitive possibili”.
Dunque, dopo che le nostrane Corte costituzionale e Cassazione avevano rilevato come “punire con la detenzione il mancato allontanamento del migrante fosse una misura sproporzionata e inutile“, l’Unione manda in pensione anticipata il discusso reato di clandestinità. Soddisfatti l’Unhcr e Oliviero Forti, responsabile nazionale immigrazione della Caritas, che auspicano una pronta applicazione della direttiva, “poiché stabilisce in modo chiaro le modalità di allontanamento dei migranti irregolari e ribadisce l’inderogabilità del principio del non respingimento per richiedenti asilo e rifugiati“.
Di ben altro parere il ministro dell’Interno Roberto Maroni, a dir poco “indoddisfatto” per il verdetto dell’UE. “Ci sono altri Paesi europei che prevedono il reato di clandestinità e non sono stati censurati” ha dichiarato in prima battuta il ministro, commentando poi più approfonditamente il verdetto della Corte. “L’eliminazione del reato, accoppiata alla direttiva europea sui rimpatri, rischia di fatto di rendere impossibili le espulsioni, trasformandole solo in intimazione ad abbandonare il territorio nazionale entro sette giorni - spiega – Questo rende assolutamente inefficaci le politiche di contrasto all’immigrazione clandestina“. Maroni, dunque, non si arrende, e annuncia che si riserverà di “valutare le conseguenze di questa sentenza e vedere come porvi rimedio“. L’intenzione è di “continuare con le espulsioni” soprattutto con la Tunisia, dove l’accordo sta portando buoni frutti.
La bocciatura, agli occhi del ministro, ribadisce ancora una volta la distanza dell’Europa dall’Italia. “L’Italia è in Europa, occorre che le istituzioni europee si rendano conto che, se si rende più difficile l’espulsione dei clandestini, non è un problema solamente nostro ma di tutta l’Unione“.

Medici stranieri in Italia, +30% in 10 anni

maggio 10, 2011  |  Migranti in Italia No Comments

medici stranieri in italiaRoma - Il vostro medico di famiglia, fisioterapista o pediatra non è italiano? Non stupitevi. Secondo l’Enpam, l’Ente nazionale di previdenza e assistenza della categoria, ad oggi sono ben 14.737 i camici bianchi stranieri operanti in Italia. Medici e dentisti iscritti all’ordine che, dai 10.900 di gennaio 2001, sono aumentati del 30% fino a sfiorare quota 15mila unità. Un numero destinato a crescere ulteriormente, sottolinea Foad Aodi, presidente dell’Associazione di medici di origine straniera in Italia (Amsi) e consigliere dell’Ordine dei medici di Roma: “Se le iscrizioni annuali a Medicina continueranno a essere 6.200 l’anno, presto l’Italia avrà un gran bisogno di camici stranieri. Secondo le nostre stime, nei prossimi 7 anni il numero dei medici stranieri aumenterà di circa il 40%“. O anche di più, se avranno accesso al settore pubblico. Il 65-70%, infatti, lavora nel privato, “perchè – spiega Aodi – senza la cittadinanza i medici extracomunitari non possono fare concorsi pubblici e questo ha impedito a molti di inserirsi veramente”. “Noi – prosegue – siamo per un’immigrazione qualificata, che è l’opposto di quella irregolare, ma chiediamo che dopo cinque anni di lavoro legale in Italia si possa finalmente accedere ai concorsi pubblici, anche senza cittadinanza“. Soltanto in questo modo si andrà ad ingrossare l’esercito di professionisti che opera nel pubblico, che ad oggi è rappresentato dagli stranieri arrivati in Italia negli anni ’60, ’70 e ’80, provenienti soprattutto da “Iran, Grecia, Palestina, Giordania” e che si sono laureati e specializzati nel nostro paese, ottenendo poi la cittadinanza.
Tornando ai dati statistici dell’Enpam, i professionisti stranieri sono principalmente pediatri, medici di famiglia, ginecologi e specialisti che operano nell’area dell’emergenza. Come già accennato, lavorano soprattutto nelle cliniche private, in quelle a lunga degenza, nei centri di fisioterapia e riabilitazione e all’interno dei laboratori di analisi. I tedeschi sono i più numerosi (1.070), poi ci sono svizzeri (868), greci (864), iraniani (756), francesi (646), venezuelani (630), romeni (627), statunitensi (617), sauditi (590) e albanesi (552). Le regioni a maggior concentrazione sono Lombardia (2.588), Lazio (2.303), Veneto (1.425), Emilia Romagna (1.408) e Piemonte (1.019).

Da poliziotta a presidente del Kosovo

aprile 21, 2011  |  Politica estera No Comments

atifete jahjaga eletta presidente del kosovoIeri era un semplice funzionario di polizia, oggi il primo presidente donna nella storia di un paese balcanico. L’epopea di Atifete Jahjaga, ex vice capo della polizia nazionale e dall’8 aprile nuovo presidente del Kosovo, assomiglia ad una favola. “Fino a ieri, non avrei mai pensato di poter assumere un incarico politico di tale importanza, ma sono pronta a servire il mio Paese”, le sue prime dichiarazioni. Il neo presidente ha inoltre aggiunto di voler fungere da “garante della legalità e fattore unificante” e di voler “rappresentare tutti i cittadini del Kosovo, a prescindere da nazionalità, religione, razza e sesso“.
La nomina a presidente della Jahjaga va a colmare il vuoto lasciato da Behgjet Pacolli, la cui elezione dello scorso 22 febbraio (a sua volta frutto di un compromesso raggiunto con enorme fatica) è stata invalidata il 31 marzo da una sentenza della Corte Costituzionale di Pristina. Ristabilire i fragili equilibri dell’alleanza di governo tra lo stesso Pacolli e il premier Hashim Thaçi non è stato affatto semplice. Mercoledì 6 aprile la svolta. I tre principali leader politici del paese (il premier, Pacolli e il leader dell’opposizione Isa Mustafa), sotto l’onnipresente supervisione dell’ambasciatore americano Christopher Dell, trovano un accordo, sbloccando l’impasse istituzionale e scongiurando il rischio di elezioni anticipate.
A sorpresa il nome scelto è stato quello della Jahjaga. Un candidato bipartisan, donna e giovane (36 anni appena): una faccia “pulita” e credibile da mostrare al mondo e contrapporre all’immagine appannata e spesso compromessa dei vari leader di punta: uno su tutti il “serpente” Hashim Thaçi, eletto presidente del Consiglio tra mille polemiche e recentemente accusato di gravi crimini di guerra dal dossier ripescato dal senatore svizzero del Consiglio d’Europa Dick Marty.

Il frutto di un compromesso

E’ così che un personaggio fino a ieri sconosciuto – non solo all’esterno ma anche all’interno dei confini nazionali – ha vinto le elezioni al primo turno, ottenendo 80 voti su 120 complessivi.
Da buon compromesso, la nomina del nuovo presidente ha portato in dote anche un pacchetto di riforme costituzionali e del sistema elettorale. Il prossimo numero uno del Kosovo sarà scelto direttamente dagli elettori, perciò questo mandato si prospetta come un periodo di transizione istituzionale. Cambieranno anche le elezioni politiche a partire dal 2013, un anno prima di quanto preventivato.
Insomma, se l’ascesa della 36enne nativa di Djakova ha i connotati di una fiaba, altrettanto non può dirsi dell’intricato percorso che l’ha portata sin qui. L’ultimo, l’ennesimo, coup de theatre della politica kosovara, dunque, non è sinonimo di democrazia avanzata e consapevole. E’ un altro salvataggio in extremis da una potenziale crisi istituzionale orchestrato da Dell, il “burattinaio di Pristina”. Negli ultimi sei mesi, infatti, ne sono successe davvero di tutti i colori.

Un semestre di continui ribaltoni

Il primo atto è datato settembre 2010, quando la Corte costituzionale si accorge all’improvviso che il presidente Fatmir Sejdiu viola la carta fondamentale, dato che ricopre contemporaneamente la carica di capo di Stato e leader di partito. Seguono elezioni anticipate, segnate però da diffusi brogli, soprattutto per mano del partito vincitore, il PDK di Thaçi. Nonostante ciò, le elezioni vengono validate con l’escamotage della ripetizione del voto soltanto in poche municipalità. Per dare stabilità al neonato governo, il PDK e l’AKR trovano un’intesa basata sull’elezione a presidente di Behgjet Pacolli . Dopo tre tentativi e il decisivo supporto di Dell, Pacolli viene eletto. Fino alla sentenza della Corte. E’ ancora una volta l’ambasciatore americano, portavoce degli interessi di Washington e Bruxelles, ad estrarre il coniglio dal cilindro e salvare la situazione.
Complimenti Atifete, ma dopo così tanti ribaltoni e acrobazie, il compito che ti aspetta è di quelli davvero ardui.

Il business della disperazione. Ecco le nuove tratte degli schiavi

aprile 14, 2011  |  Migranti in Italia No Comments

la nuova tratta degli schiavi dal maghreb verso l'ItaliaUn milione di esseri umani “trafficati” ogni anno nel mondo, 500 mila solo in Europa. 12 milioni e 300 mila persone sottoposte a sfruttamento lavorativo e sessuale. 2.183 criminali denunciati per traffico di migranti in Italia.
Il business degli scafisti è ormai cosa risaputa, ma scorrere le cifre emerse da un rapporto del Copasir del 2009 desta comunque impressione. Le statistiche mettono a nudo un’agghiacciante realtà: tra tanto parlare di permessi temporanei, vincoli imposti da Schengen e quant’altro, a Bruxelles e dintorni si dimentica che sulle sponde del Mediterraneo è in corso un vero e proprio traffico di vite umane. La nuova tratta degli schiavi che porta nelle tasche delle organizzazioni criminali tra i 7 e i 13 miliardi di dollari.
La punta del nuovo maledetto triangolo è l’Italia. Le rotte degli schiavi portano principalmente al nostro paese, porta d’accesso all’Europa. I migranti partono da tutto il Maghreb. Dall’Egitto arrivano su tre direttrici: due nel deserto verso la Libia e una, quella proveniente da Sri Lanka, Bangladesh e Corno d’Africa, via mare. Dalla Libia, ancor prima della guerra, i clandestini dell’Africa subsahariana, risaliti nel deserto a bordo di camion, partivano da 5 aree tutte nella Tripolitania. Il Marocco è un Paese di transito dei flussi dell’Africa centrale e nord-occidentale diretti in Spagna e Italia. Dall’Algeria molti sono sbarcati direttamente in Sardegna. Mentre la Tunisia meridionale, ancor prima della crisi politica, è sempre stata tappa intermedia per immigrati provenienti da Niger, Ciad, Ghana, Liberia, Mali, Sierra Leone, Algeria, Marocco, Iraq, Palestina e Sri Lanka.
Per sfuggire al loro destino, i migranti pagano in media 1200-1400 euro, ma il conflitto libico ha portato gli sciacalli del mare ad estorcere fino a 4000 euro a “biglietto” verso Lampedusa per un totale di 26 milioni di euro incassati nelle ultime settimane. La guerra a Tripoli e il rovesciamento di Ben Ali si sono dunque rivelate una manna dal cielo per i burattinai degli scafisti. Un business della disperazione che, alla luce delle previsioni demografiche (popolazione africana in aumento del 38% nel prossimo decennio, mentre quella europea calerà di 10 milioni d’unità), è destinato ad arricchirsi ulteriormente. Un’emergenza che, volente o nolente, l’UE non potrà continuare ad ignorare.

12-13 giugno 2011: Referendum su Nucleare, Privatizzazione dell’Acqua Pubblica e Legittimo Impedimento

aprile 14, 2011  |  Ambiente, Politica interna 2 Comments

referendum 2011 nucleare, privatizzazione dell'acqua e legittimo impedimentoTv e media ne parleranno poco, ma i prossimi 12-13 giugno 2011 si gioca una partita importantissima per il nostro paese. Il popolo italiano è infatti chiamato a dar il proprio parere, tramite lo strumento del Referendum, su 3 importantissimi temi: produzione di energia nucleare, privatizzazione dell’acqua e legittimo impedimento. Questo grazie ai comitati referendari (Fermiamo il Nucleare, Acqua Bene Comune, ecc..) che hanno raccolto le firme necessarie e ottenuto l’ok della Corte Costituzionale.
Come sempre, il referendum è ABROGATIVO: si vota SI’ per abolire la normativa vigente, NO per mantenere lo status quo. In caso di vittoria dei SI’, le leggi già approvate dal Parlamento verranno abrogate, ma ad una condizione: il raggiungimento del QUORUM. Ovvero, il 50% + 1 degli aventi diritto dovranno votare affinché qualsiasi risultato venga validato. In caso di vittoria del NO o del non raggiungimento del quorum, lo stesso referendum non potrà essere ripresentato per i prossimi 5 anni.
Proponiamo qui una rapida guida al referendum 2011 con tutte le info utili per sapere come e perché votare.

Indice

  1. I quesiti
  2. Quando, dove e come si vota
  3. Referendum sul nucleare
  4. Referendum sulla privatizzazione dell’acqua
  5. Referendum sul legittimo impedimento

I quesiti sulla Gazzetta Ufficiale

a) referendum popolare n. 1 (Acqua Pubblica)
Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica. Abrogazione;
b) referendum popolare n. 2 (Acqua Pubblica)
Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma;
c) referendum popolare n. 3 (Nucleare)
Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme;
d) referendum popolare n. 4 (Legittimo Impedimento)
Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.

Quando, dove e come si vota

Domenica 12 e lunedì 13 giugno nel seggio indicato nella tessera elettorale della sezione di appartenenza dell’elettore. In un primo momento erano state proposte le date del 15-16 maggio, in concomitanza con le elezioni amministrative, ma il Governo ha rifiutato l’accorpamento, mandando in fumo circa 300 milioni di euro.
Si vota SI’ per abrogare le leggi in vigore.
Si vota NO per mantenerle invariate.
E ‘ possibile votare anche soltanto una parte a scelta dei 4 quesiti.
Gli elettori, per poter esercitare il diritto di voto, dovranno esibire la tessera elettorale personale a carattere permanente e un documento di riconoscimento valido.
Possono votare per il Referendum tutti i cittadini italiani iscritti nelle liste elettorali del Comune italiano di residenza che abbiano compiuto 18 anni entro il primo giorno previsto per le votazioni.
Ogni risultato sarà validato soltanto in caso di raggiungimento del quorum.

Referendum sul nucleare

Sebbene gli italiani avessero già espresso chiaramente la loro opinione nel 1987, con la Legge Sviluppo del 2009 il Parlamento ha formalmente sancito il ritorno al nucleare del nostro paese.
La lista dei siti dove verranno costruite le centrali è ancora segreta, ma le Regioni, anche quelle governate da esponenti dei partiti di maggioranza, hanno già fatto ostruzionismo: sul nostro territorio nessuna centrale. Insomma, sì formale al nucleare, a patto che siano gli altri ad accollarsene la gestione e tutti i rischi del caso. Il disastro giapponese di Fukushima sembra aver infranto anche le certezze dei più inossidabili convinti, e pure l’Europa pare voler far un passo indietro. Per quante misure di sicurezza si possano attivare, infatti, le centrali saranno sempre un pericolo per l’umanità. Senza dimenticare le problematiche relative alla gestione e locazione delle scorie radioattive. E allora anche i vantaggi in termini economici derivanti dallo sfruttamento di questo tipo di energia (l’Italia, come risaputo, è carente di materie prime energetiche, e dipende in gran parte dalla Russia e dai paesi del Maghreb e Medioriente) passano decisamente in secondo piano.

Per impedire la produzione di energia nucleare in Italia, bisogna votare SI’.

Per permettere il ritorno delle centrali nel nostro paese e ‘liberarlo’ dalla “dipendenza energetica”, votare NO.

Referendum sulla privatizzazione dell’acqua pubblica, bene comune

Saranno ben due i quesiti sulla privatizzazione dell’acqua. Esattamente com’è già accaduto con l’energia elettrica e tanti altri servizi, anche l’acqua sta per finire in mano ai privati. Con tutti i rischi annessi e connessi: le compagnie distributrici potranno agire in regime di libero mercato, imponendo tariffe potenzialmente esorbitanti per i servizi idrici. La gestione pubblica è stata criticata per gli sprechi e la gestione delle risorse umane, ma in presenza di regime privatistico lo Stato non potrà più calmierare i prezzi.

Il SI’ rimetterà l’acqua in mani pubbliche, dando ragione a chi ritiene l’acqua un bene vitale di prima necessità.

Il NO lascerà strada libera alla privatizzazione dell’acqua, che potrà sì ridurre sprechi e inefficienze, ma anche dar un potere economico enorme alle aziende del settore che potranno imporre tariffe incontrollabili.

Referendum sul legittimo impedimento

Dal lodo Alfano (bocciato dalla Corte Costituzionale) fino all’approvazione della versione ‘soft’ del 10 marzo 2010 con ben due voti di fiducia – successivamente rivista dalla Corte il 14 gennaio 2011- , il legittimo impedimento è stato al centro del dibattito politico italiano per anni.
Ma cose prevede il decreto legge? La possibilità per il Presidente del Consiglio e i Ministri di giustificare la propria assenza in un’udienza penale, in caso di “concomitante esercizio di una o più delle attribuzioni previste per leggi, nonché di ogni attività coessenziali alle funzioni di Governo”. In sostanza, consente loro di non presentarsi in aula in caso di processi a loro carico. Come da articolo 1 comma 6, il rinvio dell’udienza per “legittimo impedimento” non influisce sul corso della prescrizione del reato, che rimane sospeso per l’intera durata del rinvio e riprende il suo corso dal giorno in cui è cessata la causa della sospensione.
La finalità, come si legge nel testo ufficiale, è di assicurare il “sereno svolgimento delle funzioni attribuite dalla Costituzione e dalla legge” al Presidente del Consiglio e ai Ministri. Ad ogni modo, il ddl ha durata temporanea (18 mesi) in attesa di una legge costituzionale di più ampia portata.

Votando SI’, si decreterà la definitiva sconfitta di questa legge, ‘costringendo’ il premier e i ministri a presenziare sempre e comunque ai processi a loro carico. Della serie, la legge è uguale per tutti.

Votando NO, il legittimo impedimento potrà essere esercitato da tali cariche istituzionali.

Permessi temporanei ai profughi, l’UE boccia l’Italia

aprile 13, 2011  |  Politica, Politica estera No Comments

profughi a lampedusaDoccia gelata da Lussemburgo. I ministri degli Interni dell’Unione Europea bocciano la direttiva italiana sulla protezione temporanea per gli sfollati dai Paesi del Nord Africa. La forte pressione migratoria a cui le nostre coste sono quotidianamente sottoposte ormai da mesi, frutto della guerra in Libia e delle rivolte nei paesi del Maghreb, non è tale, sia per la Commissaria per gli Affari Interni Cecilia Malmstrom che per la maggioranza dei ministri UE, da far scattare l’attivazione della direttiva 55/2001. Ovvero, la normativa che prevede “la protezione temporanea nei paesi membri di sfollati da situazioni di conflitto o da luoghi dove si manifesta una violazione massiccia dei diritti umani” e che scavalca in via eccezionale le direttive del Trattato di Schengen. L’UE, quindi, sposa la linea francese, che nei giorni precedenti aveva annunciato la chiusura delle frontiere. “Continueremo a rimandare in Italia gli immigrati tunisini che vengono in Francia senza rispettare le regole della convenzione di Schengen“, ha infatti ribadito il ministro dell’Interno transalpino Claude Gueant.
Durissima la reazione di Maroni di fronte al veto europeo: “E’ passata la linea secondo cui l’Italia deve fare da sola. Mi chiedo se ha senso rimanere nell’Unione Europea. Meglio soli che male accompagnati“. E ancora: “La riunione si è conclusa con un documento, sul quale c’è stata la mia astensione, che non prevede alcuna misura concreta. Noi, quando c’è stato bisogno, abbiamo espresso la nostra solidarietà verso la Grecia, l’Irlanda e il Portogallo. Ma a noi, in questa situazione di grave emergenza, è stato detto ‘cara Italia, sono affari tuoi e devi fare da sola’. L’Unione Europea è un’istituzione che si attiva subito solo per salvare banche e per dichiarare guerre, ma quando si tratta di esprimere solidarietà a un Paese come l’Italia, si nasconde“. La replica arriva dalla Germania e dal suo ministro Hans-Peter Friedrich: “L’Italia sta infrangendo lo spirito dell’accordo di Schengen. La solidarietà in Europa deve essere applicata quando un Paese è veramente colpito da un fenomeno di immigrazione di massa. Questo non è il caso dell’Italia in questo momento“.
Dopo lo scambio di opinioni poco amichevole con il vicino d’Oltrealpe, l’Italia si ritrova ora ai ferri corti anche con l’UE. Un fastidioso e frustrante senso di abbandono di fronte alla questione immigrazione provato anche da Frattini (“L’Europa resti con il suo egoismo. Noi troveremo altre soluzioni”) e dal premier Berlusconi, entrambi solidali con la linea espressa da Maroni.
Ma l’Unione non sente ragioni e, pur sottolineando come non spetti alla Commissione Europea “il compito di dare consigli all’Italia su come gestire il flusso di immigrati“, ricorda che comunque sta facendo la sua parte, dando assistenza e mettendo a disposizione “stanziamenti e fondi strutturali che possono essere utilizzati a Lampedusa“. Perciò, il nostro paese ha “tutti i diritti e i titoli” per concedere permessi di soggiorno temporanei ai profughi, ma non verrà fatta alcuna eccezione per i vincoli previsti da Schengen. Nel frattempo, gli sbarchi a Lampedusa proseguono senza sosta, e la situazione si fa sempre più critica. L’Europa chiude la porta, ma per quanto?

Colf e badanti, da aprile l’assunzione si farà on line

aprile 01, 2011  |  Migranti in Italia 2 Comments

assunzione on line colf e badantiSi telematizzano e conseguentemente velocizzano le procedure di assunzione di colf e badanti. Da aprile, infatti, le famiglie potranno assumere un lavoratore domestico, o viceversa interrompere il rapporto di lavoro in essere, direttamente on line dal sito web dell’Inps. Lo ha reso noto lo stesso Istituto previdenziale, che ha già provveduto a notificare l’importante novità a tutti i datori di lavoro domestico. Come spiegato nell’opuscolo che sarà inviato alle oltre 700.000 famiglie interessate, le procedure potranno essere comunicate esclusivamente tramite web, operazione per la quale sarà necessario avere un codice pin, che consentirà inoltre di attivare un servizio gratuito di sms segnalante le più importante scadenze.
Oltre all’assunzione on line, vi saranno altri servizi per i quali non sarà più necessario fare la fila allo sportello, come il pagamento dei contributi, che potrà essere pagato on line, attraverso il numero verde dell’Inps, in banca e in tabaccheria. Addio dunque alle lunghe file in posta.
Una rivoluzione telematica dettata, come spiega il presidente Inps, Antonio Mastrapasqua, dalla “difficoltosa gestione del lavoro domestico“. “Bisognava andare allo sportello dell’Inps per assumere una persona e alla posta a pagare i contributi -prosegue il numero uno dell’Istituto- Adesso sarà possibile fare tutto da casa, al pc o attraverso il telefono“.