Migranti in Italia


Medici stranieri in Italia, +30% in 10 anni

maggio 10, 2011  |  Post by: Michael Vittori  |  Migranti in Italia No Comments

Medici stranieri in Italia, +30% in 10 anniRoma - Il vostro medico di famiglia, fisioterapista o pediatra non è italiano? Non stupitevi. Secondo l’Enpam, l’Ente nazionale di previdenza e assistenza della categoria, ad oggi sono ben 14.737 i camici bianchi stranieri operanti in Italia. Medici e dentisti iscritti all’ordine che, dai 10.900 di gennaio 2001, sono aumentati del 30% fino a sfiorare quota 15mila unità. Un numero destinato a crescere ulteriormente, sottolinea Foad Aodi, presidente dell’Associazione di medici di origine straniera in Italia (Amsi) e consigliere dell’Ordine dei medici di Roma: “Se le iscrizioni annuali a Medicina continueranno a essere 6.200 l’anno, presto l’Italia avrà un gran bisogno di camici stranieri. Secondo le nostre stime, nei prossimi 7 anni il numero dei medici stranieri aumenterà di circa il 40%“. O anche di più, se avranno accesso al settore pubblico. Il 65-70%, infatti, lavora nel privato, “perchè – spiega Aodi – senza la cittadinanza i medici extracomunitari non possono fare concorsi pubblici e questo ha impedito a molti di inserirsi veramente”. “Noi – prosegue – siamo per un’immigrazione qualificata, che è l’opposto di quella irregolare, ma chiediamo che dopo cinque anni di lavoro legale in Italia si possa finalmente accedere ai concorsi pubblici, anche senza cittadinanza“. Soltanto in questo modo si andrà ad ingrossare l’esercito di professionisti che opera nel pubblico, che ad oggi è rappresentato dagli stranieri arrivati in Italia negli anni ’60, ’70 e ’80, provenienti soprattutto da “Iran, Grecia, Palestina, Giordania” e che si sono laureati e specializzati nel nostro paese, ottenendo poi la cittadinanza.
Tornando ai dati statistici dell’Enpam, i professionisti stranieri sono principalmente pediatri, medici di famiglia, ginecologi e specialisti che operano nell’area dell’emergenza. Come già accennato, lavorano soprattutto nelle cliniche private, in quelle a lunga degenza, nei centri di fisioterapia e riabilitazione e all’interno dei laboratori di analisi. I tedeschi sono i più numerosi (1.070), poi ci sono svizzeri (868), greci (864), iraniani (756), francesi (646), venezuelani (630), romeni (627), statunitensi (617), sauditi (590) e albanesi (552). Le regioni a maggior concentrazione sono Lombardia (2.588), Lazio (2.303), Veneto (1.425), Emilia Romagna (1.408) e Piemonte (1.019).

Il business della disperazione. Ecco le nuove tratte degli schiavi

aprile 14, 2011  |  Post by: Michael Vittori  |  Migranti in Italia No Comments

Il business della disperazione. Ecco le nuove tratte degli schiaviUn milione di esseri umani “trafficati” ogni anno nel mondo, 500 mila solo in Europa. 12 milioni e 300 mila persone sottoposte a sfruttamento lavorativo e sessuale. 2.183 criminali denunciati per traffico di migranti in Italia.
Il business degli scafisti è ormai cosa risaputa, ma scorrere le cifre emerse da un rapporto del Copasir del 2009 desta comunque impressione. Le statistiche mettono a nudo un’agghiacciante realtà: tra tanto parlare di permessi temporanei, vincoli imposti da Schengen e quant’altro, a Bruxelles e dintorni si dimentica che sulle sponde del Mediterraneo è in corso un vero e proprio traffico di vite umane. La nuova tratta degli schiavi che porta nelle tasche delle organizzazioni criminali tra i 7 e i 13 miliardi di dollari.
La punta del nuovo maledetto triangolo è l’Italia. Le rotte degli schiavi portano principalmente al nostro paese, porta d’accesso all’Europa. I migranti partono da tutto il Maghreb. Dall’Egitto arrivano su tre direttrici: due nel deserto verso la Libia e una, quella proveniente da Sri Lanka, Bangladesh e Corno d’Africa, via mare. Dalla Libia, ancor prima della guerra, i clandestini dell’Africa subsahariana, risaliti nel deserto a bordo di camion, partivano da 5 aree tutte nella Tripolitania. Il Marocco è un Paese di transito dei flussi dell’Africa centrale e nord-occidentale diretti in Spagna e Italia. Dall’Algeria molti sono sbarcati direttamente in Sardegna. Mentre la Tunisia meridionale, ancor prima della crisi politica, è sempre stata tappa intermedia per immigrati provenienti da Niger, Ciad, Ghana, Liberia, Mali, Sierra Leone, Algeria, Marocco, Iraq, Palestina e Sri Lanka.
Per sfuggire al loro destino, i migranti pagano in media 1200-1400 euro, ma il conflitto libico ha portato gli sciacalli del mare ad estorcere fino a 4000 euro a “biglietto” verso Lampedusa per un totale di 26 milioni di euro incassati nelle ultime settimane. La guerra a Tripoli e il rovesciamento di Ben Ali si sono dunque rivelate una manna dal cielo per i burattinai degli scafisti. Un business della disperazione che, alla luce delle previsioni demografiche (popolazione africana in aumento del 38% nel prossimo decennio, mentre quella europea calerà di 10 milioni d’unità), è destinato ad arricchirsi ulteriormente. Un’emergenza che, volente o nolente, l’UE non potrà continuare ad ignorare.

Colf e badanti, da aprile l’assunzione si farà on line

aprile 01, 2011  |  Post by: Michael Vittori  |  Migranti in Italia 2 Comments

Colf e badanti, da aprile lassunzione si farà on lineSi telematizzano e conseguentemente velocizzano le procedure di assunzione di colf e badanti. Da aprile, infatti, le famiglie potranno assumere un lavoratore domestico, o viceversa interrompere il rapporto di lavoro in essere, direttamente on line dal sito web dell’Inps. Lo ha reso noto lo stesso Istituto previdenziale, che ha già provveduto a notificare l’importante novità a tutti i datori di lavoro domestico. Come spiegato nell’opuscolo che sarà inviato alle oltre 700.000 famiglie interessate, le procedure potranno essere comunicate esclusivamente tramite web, operazione per la quale sarà necessario avere un codice pin, che consentirà inoltre di attivare un servizio gratuito di sms segnalante le più importante scadenze.
Oltre all’assunzione on line, vi saranno altri servizi per i quali non sarà più necessario fare la fila allo sportello, come il pagamento dei contributi, che potrà essere pagato on line, attraverso il numero verde dell’Inps, in banca e in tabaccheria. Addio dunque alle lunghe file in posta.
Una rivoluzione telematica dettata, come spiega il presidente Inps, Antonio Mastrapasqua, dalla “difficoltosa gestione del lavoro domestico“. “Bisognava andare allo sportello dell’Inps per assumere una persona e alla posta a pagare i contributi -prosegue il numero uno dell’Istituto- Adesso sarà possibile fare tutto da casa, al pc o attraverso il telefono“.

Scuola, salta il tetto del 30% di bimbi stranieri nelle prime classi

settembre 15, 2010  |  Post by: Michael Vittori  |  Migranti in Italia No Comments

Semplicemente impossibile. Per gli istituti scolastici dei quartieri multietnici delle grandi città, rispettare il tetto del 30 per cento per gli alunni stranieri nelle prime classi, introdotto dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, si è rivelata, nei fatti, una soluzione impraticabile. Moltissime scuole sono già state obbligate a richiedere una deroga agli uffici scolastici regionali, determinando una situazione analoga a quella degli anni scorsi per quanto riguarda la composizione delle classi.
È il caso dell’istituto comprensivo Laparelli di Roma, nato dall’accorpamento dell’ex scuola elementare Pisacane e della media Pavoni, che comprende oggi una classe di soli bimbi stranieri. Nella prima B della scuola elementare, infatti, tutti i 19 alunni sono di origine non italiana, con una prevalenza di cinesi e bengalesi. “L’unico italiano iscritto ha chiesto il nulla osta per il trasferimento” dichiara la preside Flora Longhi, mentre Gina Neri, madre del bambino che si è ritirato, tiene però a specificare che la scelta non ha nulla a che fare con la composizione multietnica delle classi: “Avevamo scelto la Pisacane perché ci piaceva l’offerta formativa, ma ad agosto abbiamo scoperto che la dirigente sarebbe cambiata e siccome non abbiamo avuto modo di conoscere bene la nuova, abbiamo preferito iscrivere nostro figlio alla Di Donato”. Su 39 studenti di prima elementare del Laparelli, solo due a questo punto saranno italiani. Ma questo non è l’unico istituto romano ad aver ottenuto una deroga alla “quota Gelmini“. Anche il Daniele Manin e il Publio Vibo Mariano, per esempio, sforeranno il tetto del 30%. Situazione analoga a Milano, dove ben 48 scuole della provincia supereranno la percentuale prevista dal ministero. Tra loro, emblematico il caso delle elementari Radice di via Paravia: due anni fa non avevano nessun bimbo italiano iscritto in prima, quest’anno ne conteranno solo due su ventuno.

Immigrati, la Consulta dà ragione alla Toscana. Respinto il ricorso del governo

luglio 26, 2010  |  Post by: Michael Vittori  |  Migranti in Italia, Politica interna No Comments

Il ricorso del Governo italiano contro la legge regionale toscana in materia di diritti degli immigrati è “inammissibile e non fondato”. Questo il lapidario verdetto della Consulta Costituzionale, chiamata a valutare la costituzionalità del discussissimo decreto che prevede l’accesso gratuito ai servizi sanitari per gli immigrati, ma soprattutto l’assistenza sociale e sanitaria urgente e indifferibile anche per i clandestini sul territorio toscano. Un punto, questo, che nei mesi scorsi ha scatenato una dura polemica politica, sia all’interno del Consiglio regionale toscano che a livello nazionale. Il testo approvato dall’ex governatore Martini il 9 giugno 2009 ha infatti dato il la ad una dura battaglia, conclusasi con il ricorso presentato dal governo –e controfirmato dal premier Berlusconi in persona- per la presunta illegittimità costituzionale di alcuni articoli della suddetta norma. Ovvero, la presunta incompatibilità della legge con la disciplina dei flussi migratori, di esclusiva competenza del legislatore statale, e con i principi costituzionali in tema di diritto di asilo. Un’azione che è giunta a seguito della raccolta di firme (arrivate a quota 43mila) -prima proposta dal Pdl toscano poi abbandonata per lasciare spazio al ricorso- per il bando di un referendum popolare abrogativo. Ma ora la Consulta ha bocciato l’istanza del Pdl, dando ragione alla giunta toscana.
La legge regionale sull’immigrazione è un’offesa al buon senso, un’offesa al principio di legalità, un’offesa nei confronti di tutti coloro che vivono rispettando le leggi, siano essi italiani o stranieri che hanno eletto la Toscana come terra d’adozione. Non sarà una sentenza a fermare la nostra battaglia”, ha commentato Monica Faenzi, portavoce del Pdl toscano. “Mi auguro che il Pd apra gli occhi –prosegue- e comprenda che l’immigrazione clandestina è un fenomeno che va non tollerato, ma governato”. Ben più dure le parole del segretario toscano della Lega Nord Claudio Morganti: “Non sarà certo la sentenza della Corte Costituzionale a legittimare una legge ingiusta e razzista verso i cittadini toscani”. Esulta, invece, il governatore Enrico Rossi: “La nostra è una legge all’avanguardia. La sentenza è una vittoria della ragione e della civiltà, giustizia è fatta”.
A tutti gli “irregolari” di Toscana verrà dunque garantito trattamento sanitario a differenza di quanto accade nel resto d’Italia. Ma non solo. In caso di estrema gravità e di emergenza, avranno pure accesso a dormitori e mense in via temporanea: “Non garantiamo diritti aggiuntivi –spiega la Regione- ma quelli previsti, e troppo spesso disattesi, dalle Convenzioni e dai principi del diritto internazionale e dalla nostra Costituzione”. Il tutto senza costi aggiuntivi per i cittadini, assicura. La legge fa parte di un piano più ampio di integrazione per gli stranieri, che va dall’accesso ai servizi come asili nido e alloggi di edilizia pubblica alla promozione di associazioni di stranieri, fino alla creazione di una rete regionale di sportelli informativi. E il governatore Rossi, incassata la vittoria, non ha nessuna intenzione di fermarsi qui. Perché “il Governo farebbe bene ad operarsi per garantire i diritti di cittadinanza e i diritti politici degli immigrati. Non è possibile che chi nasce nel nostro paese debba aspettare 18 anni prima di iniziare la procedura per diventare italiano, non è possibile che all’immigrato residente da tanti anni qui, che lavora regolarmente, non sia garantito anche l’esercizio del diritto politico di voto, in particolare a quello amministrativo”. Una chiara apertura al voto agli immigrati, un modo per far sentire i figli di stranieri nati nello Stivale “fratelli d’Italia”, cittadini a pieno titolo del nostro paese. In attesa di un (alquanto improbabile) decreto nazionale, l’esecutivo regionale presenterà un disegno di legge che consenta la partecipazione al voto amministrativo ai regolari. La battaglia è solo all’inizio.

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Rc Auto “gonfiata” per rumeni e marocchini

giugno 04, 2010  |  Post by: Michael Vittori  |  Migranti in Italia No Comments

Rc Auto gonfiata per rumeni e marocchiniSei rumeno? Mi dispiace, l’Rc auto per te costa di più. Sembrerebbe uno scherzo di cattivo gusto, ma purtroppo non è così. E’ il cosiddetto “rischio etnico” che molte compagnie assicurative applicano alle loro polizze. Tradotto: se sei romeno, marocchino, o comunque originario di un paese extracomunitario dal forte flusso migratorio (per uno statunitense, ad esempio, questa regola non vale), sei più inaffidabile al volante. Quindi paghi di più, mediamente del 20%. Un dato sconcertante emerso dalle giustificate lamentele di alcuni cittadini rumeni residenti in Italia e da uno studio comparativo sui vari premi di assicurazione. Tante, troppe le compagnie nostrane che applicano questa maggiorazione. Basta far una verifica chiedendo un preventivo on-line. Per un uomo residente a Roma, nato il 24 febbraio 1973, operaio dipendente del settore privato con auto a benzina da 73 kw immatricolata a febbraio del 2000, il premio annuale ammonta a 1.962,58 euro. Questo se la cittadinanza è italiana. Ma se i dati rimangono invariati e si cambia soltanto la cittadinanza del contraente, le cose cambiano. Radicalmente. Se sei rumeno, infatti, il premio sale a 2.257,50 euro. Ergo, 295 euro in più. E’ sufficiente far un’altra prova per capire che non si tratta di una spiacevole casualità. Stavolta il contraente è un uomo single di Roma di 33 anni, operaio diplomato, possessore di una Fiat 500 C1.2 Lounge benzina immatricolata lo scorso gennaio. Valore dichiarato: 10.000 euro. La solfa è la stessa, il preventivo varia a seconda della nazionalità indicata: 1.040,76 euro se il contraente è italiano, 1.040,76 euro per uno statunitense, 1.251,14 euro per un romeno, idem per un marocchino.

Certo, non tutte le compagnie applicano il “rischio etnico”, ma lo sconcerto per questa prassi rimane. Secondo Ivano Daelli di Altroconsumo, una delle maggiori associazioni di consumatori, “in base alla liberalizzazione del ’94 ogni compagnia ha diritto di applicare proprie tariffe, depositandole all’Isvap. La compagnia dunque può anche tariffare in modo diverso in base a una nazionalità, considerandola a maggior rischio. Il cliente deve allora affidarsi alla libera concorrenza”. L’Ania, Associazione nazionale tra le assicurazioni, sostiene invece che “non ha né può avere i criteri di personalizzazione tariffaria delle rc auto”, mentre l’Isvap (l’ente che vigila sulle compagnie assicurative) si trincera in un imbarazzante silenzio. Insomma, rimane da stabilire se le “tariffe etniche” sono legali dal punto di vista strettamente normativo. Ma non vi è dubbio che si tratti di una “grave diseguaglianza”, come sottolinea l’avvocato Marco Paggi dell’Asgi (Associazione di studi giuridici sull’immigrazione), dato che “l’articolo 43 del Testo unico sull’immigrazione considera discriminatorio l’accesso differenziato a un servizio, in base alla semplice nazionalità del richiedente”. Un ragionamento che non fa piega. Ovviamente i rumeni non ci stanno. E affidano le loro rimostranze al presidente dell’Associazione romeni in Italia Eugen Terteleac, che definisce queste maggiorazioni “una palese diseguaglianza” e annuncia battaglia per debellare questo malcostume.

Primo Maggio di musica e speranza a Rosarno

maggio 06, 2010  |  Post by: Michael Vittori  |  Migranti in Italia, Politica interna No Comments

Primo Maggio di musica e speranza a RosarnoMusica, danze e balli per voltare pagina. Per favorire l’incontro e dimenticare lo scontro. Per far sì che la vergogna quotidiana di una terra controllata e vessata dalla ‘ndrangheta‘ non sia più triste consuetudine. Bianchi e neri, calabresi e africani, lavoratori e disoccupati, tutti uniti per dire no alla mafia e urlare lo slogan “Lavoro, legalità, solidarietà“.
E’ stato un 1° maggio particolare, più che mai sentito, quello di Rosarno. Nel teatro dei violenti disordini che, quattro mesi fa, hanno scosso l’Italia intera e l’opinione pubblica internazionale, a pochi passi dai tuguri in cui i braccianti africani erano costretti a vivere con pochi spiccioli al giorno, la Festa dei lavoratori ritrova la sua dimensione più autentica, fondendosi con la lotta alla criminalità organizzata e recuperando i valori enunciati dall’articolo 1 della nostra Costituzione. Principi su cui anche il Presidente Giorgio Napolitano, tornando con la memoria ai fattacci di gennaio, ha messo l’accento nel suo intervento dal Quirinale: “I fenomeni di sfruttamento schiavistico del lavoro degli immigrati, di ostentata e violenta illegalità a fini di manipolazione del mercato del lavoro sono intollerabili in un paese civile, intollerabili nell’Italia democratica, e vanno stroncati con ogni energia. Nessuna situazione di difficile controllo dell’immigrazione può giustificare violazioni evidenti delle leggi e dei diritti dei lavoratori. Tanto meno può giustificarle anche la più critica delle congiunture economiche. L’articolo 1 -prosegue il capo di Stato- non è un residuato post-bellico di singolare marca italiana. Quel valore è la chiave dell’economia sociale di mercato cui la più recente e attuale Carta di principi dell’UE ancora il progetto dell’Europa unita“. Il presidente della Repubblica ha poi espresso grave preoccupazione per i “fenomeni di instabilità finanziaria che stanno scuotendo l’Euro e l’Unione europea” e la “mancata soluzione dei problemi di assetto del sistema finanziario mondiale” che potrebbero portare ad una ripresa “senza occupazione“.

A Rosarno, invece, dopo la manifestazione del mattino con il comizio dei segretari generali di CGIL-CISL e UIL, ha preso la parola la musica, impareggiabile veicolo di solidarietà, comunicazione e integrazione. Grandi artisti come Edoardo Bennato, Bachir Gareche, Baba Sissoko, Kalavria, Quartaumentata, Mattanza, Invece, Mimmo Cavallaro, Cataldo Perri, Nino Forestieri, Giovanni Block, Roberta Cartisano, Nino Quaranta, preceduti dai Savant, band di musicisti di Rosarno, hanno allietato i 15mila partecipanti (cifra stimata dagli organizzatori) al concertone, ricordando il grande fermento musicale della regione, prezioso mix di influenze diverse: araba, africana e, ovviamente, italiana. Il ‘potere integrativo’ delle note, dunque, contro lavoro nero, mafie, razzismo e sfruttamento degli immigrati, in un Primo Maggio che vuole segnare “il riscatto” di Rosarno, diventata per quest’anno l’epicentro nazionale della Festa dei lavoratori di un Sud che non vuole chinare la testa di fronte a mille difficoltà e chiede a gran voce l’attenzione di uno Stato troppo spesso assente. Perché l’esempio degli Impastato, Valarioti e della vergogna delle baraccopoli della Rognetta non sia stato vano, perché i 31 arresti dei giorni scorsi per sfruttamento della manodopera agricola straniera sia solo l’inizio. Segnali forti di un piccolo centro che non vuole passare alla storia come onta nazionale, e che “non è affatto razzista”, come sottolinea il segretario provinciale della Uil Pino Zito, dato che “l’emergenza era da tempo evidente a tutti: purtroppo al sud accadono queste discrasie che poi generano conflitti. I sindacati sono sempre dalla parte della legalità“. “I sindacati -gli fa eco il collega della CGIL Francesco Alì- intendono la festa del lavoro come un momento lungo un anno, e ritengono necessario favorire l’integrazione tra immigrati e residenti, prendendo da loro le migliori espressioni dalla musica allo sport“.  Un timido raggio di sole brilla su Rosarno in questo Primo Maggio di festa e buoni propositi, sperando che nuovi nubi non lo oscurino troppo in fretta e che alle parole seguano i fatti.

  • Vita notturna in Romagna

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