Migranti in Italia


Mezgour, l’operaio che si fece bomber

marzo 19, 2010  |  Post by: Michael Vittori  |  Calcio in Romagna, Migranti in Italia No Comments

Mezgour in stacco aereo

Non solo razzismo, violenza e ingaggi spropositati. Il calcio, spesso, sa regalare anche belle storie, momenti di felicità ai meno fortunati, a chi lo merita veramente. Non si può far altro che sorridere, allora, di fronte alla parabola di un modesto operaio metalmeccanico diventato bomber di professione. Parliamo di Adil Mezgour, attaccante del Cassino, club militante nella seconda divisione di Lega Pro, la vecchia C2. E pensare che questo ragazzo 27enne, marocchino di nascita ma bolognese acquisito dal 1993 -sarebbe più giusto dire bolognese doc, visto il suo spiccato accento emiliano- ha iniziato a giocare a calcio per caso.

La parabola calcistica- Correva il 1999, Adil aveva approcciato il pallone soltanto per diletto fino a quel fatidico giorno, al casuale incontro con la svolta della sua vita: “I miei compagni dell’istituto professionale – ricorda Mezgour- stavano facendo una partitella; allora chiesi se potevo unirmi a loro. In realtà si stavano già allenando e io non lo sapevo: il mister mi vide e mi chiese se volevo far parte della squadra“. E’ così che entra nei ranghi del Sala Bolognese -campionato di Prima categoria- l’inizio di una lenta ma inesorabile ascesa. Nel frattempo, però, inizia a lavorare in fabbrica, perchè il lavoro del padre non basta a mantenere tutti i cinque fratelli. Il calcio rimane l’hobby a cui dedica quasi tutto il tempo libero, ma la sua carriera va avanti, di gradino in gradino. Un anno viene dato in prestito all’Anzio Lavinio in Promozione; poi torna a Bologna e durante un torneo estivo viene notato dalla Virtus Castelfranco, una squadra in provincia di Modena. E’ un’occasione da non perdere, anche se Adil tentenna, perchè vuole restare vicino a casa. Alla fine, però, l’offerta si rivela troppo allettante ed accetta. Mai scelta fu più azzeccata: a Castelfranco Mezgour vive sei anni stupendi, coronati dalla promozione di serie D, dove gioca quattro stagioni. Il bomber diventa anche capitano della formazione emiliana e nel 2007-’08 esplode, segnando la bellezza di 14 gol. E’ il suo trampolino di lancio. A giugno 2008 il Bellaria, società di seconda divisione, lo nota e lo ingaggia; Mezgour diventa così ufficialmente un calciatore professionista. In riviera non tradisce le attese, timbrando sei sigilli e diventando subito un pezzo pregiato del mercato. La sua avventura in Romagna dura pochissimo, perchè a gennaio 2009 il Cassino lo strappa ai biancazzurri per rafforzare le proprie ambizioni play-off, rappresentando un ulteriore passo in avanti nella carriera del marocchino. Il personale score del bomber arriva qui a otto, ottimo bottino per un ‘deb’. Quest’anno, invece, è arrivato già a quota 10.

Via la tuta da operaio, ma stessa umiltà- Da settembre Adil ha potuto così mettere in soffitta la divisa da operaio dell’azienda Modus97 di Sala Bolognese, visto che con l’ingaggio da professionista percepisce quanto prendeva sommando lo stipendio da dipendente e da calciatore dilettante. Ma soprattutto può aiutare ancora di più la famiglia: ”E’ un sogno diventato realtà – dice Mezgour – anche perché così posso dar una mano alla mia famiglia: siamo in sei fratelli, mio padre è stato per un po’ in cassa integrazione, ma ora l’azienda per cui lavorava ha chiuso del tutto e lui è senza lavoro”. Anche se l’operaio diventato bomber ha sempre contribuito al bilancio familiare: “Mio padre -racconta con uno spiccato accento emiliano - ha faticato tanto per riuscire a portare a Bologna sua moglie e i suoi figli; prima c’era da trovare l’appartamento e poi tutta la trafila del ricongiungimento familiare. Così io ho sempre dato una parte del mio stipendio in casa. Ora però sento molto il peso della responsabilità sulle mie spalle”.
Il passato e le radici lasciano segni indelebili in ogni uomo. Sarà per questo che Mezgour è rimasto modesto, con i piedi ben ancorati a terra, lontano dai vizi e mondanità di alcuni suoi colleghi: “Appena metto due soldi da parte -rivela- voglio comprare casa e sposarmi con Francesca, la mia fidanzata. L’ho conosciuta a Bologna, dove ho sempre vissuto fino a quando non ho iniziato a spostarmi un po’ per lavoro e un po’ per il calcio. Lei invece è di Viareggio, ma ci siamo incontrati sotto le Due Torri perché si era trasferita a Bologna per studiare all’università”. All’umiltà e modestia unisce poi grande coerenza e personalità, mostrandosi superiore ai beceri cori razzisti che sovente gli vengono indirizzati: “Ricevo insulti quasi su ogni campo in cui gioco, ma non ci faccio più caso. Come dice il proverbio: ‘la madre degli ignoranti è sempre incinta’ -spiega- per quanto riguarda la religione, sono un musulmano credente ma non praticante, a parte il fatto che non mangio carne di maiale. Non sopporto quei calciatori che si fanno il segno della croce prima di entrare in campo e poi bestemmiano per tutto il resto della partita”. Grande uomo prima che calciatore, insomma. I requisiti giusti per far strada, per conquistare l’Olimpo della serie A, ci sono tutti: “So che la massima serie è un miraggio, ma intanto vado avanti e vedo fin dove posso arrivare. E’ bellissimo avere dei tifosi che mi chiamano “Mez” e tutta la mia famiglia è orgogliosa di me”. Mez, a 27 anni hai ancora tutto il tempo per sfidare i vari Buffon, Julio Cesar e Doni. Siamo tutti con te.

Guerra tra poveri a Rosarno

marzo 18, 2010  |  Post by: Michael Vittori  |  Migranti in Italia 2 Comments

Gli africani di Rosarno tra rabbia e rassegnazione

La rivolta, la caccia all’immigrato, l’inevitabile fuga. Rosarno, piccolo centro della Calabria, si è trasformato per tre giorni (7-8-9 gennaio) in un vero e proprio inferno. Nella piana di Gioia Tauro, terra ostaggio della ‘ndrangheta, si è consumata una guerriglia urbana tra immigrati e italiani: prima la ribellione degli stranieri, poi la reazione degli autoctoni. Uno scontro violentissimo che ha il suo ‘casus belli’ in una bravata di alcuni giovinastri locali –forse legati ad ambienti mafiosi-, ma che affonda le radici in un dramma sociale che dura da anni, probabilmente più di un decennio.

I nuovi schiavi- La causa scatenante gli scontri – l’aggressione a due immigrati a colpi di fucile a compressione- è infatti soltanto la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. La miccia che ha innescato come una polveriera la rabbia degli stranieri di Rosarno. Un popolo di nomadi diseredati che vaga da un quindicennio per tutto il Meridione d’Italia, seguendo il corso delle stagioni: raccolgono agrumi, olive, uva, pomodoro, prestando la loro manodopera in un settore, l’agricoltura, in cui nessun italiano vuole più lavorare. Sgobbano dall’alba al tramonto (tra le 12 e 15 ore) per la miseria di 20 euro giornaliere, di cui cinque vanno al caporale e tre al camionista che li porta ai campi. E’ il pizzo che pagano alle ‘ndrine, ai mafiosi con la lupara camuffati da contadini che li costringono a lavorare in nero, a prescindere dal loro status di regolare o clandestino. A Rosarno e nella piana, infatti, comandano loro, lo Stato non esiste: nel 2008 il comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose, e da allora l’amministrazione è affidata ad un commissario prefettizio. Le stime parlano di 1500 giovani schiavi –si può forse chiamarli in altro modo?- provenienti da Sudan, Costa d’Avorio, Marocco e Ghana, in mano alla mafia. Migliaia di disperati, lontani dalle proprie donne e famiglie (sono tutti uomini), che non hanno nulla, nemmeno la dignità. Vivono come animali in bidonville senza luce né acqua, in pietose condizioni igienico-sanitarie. Nella Rognetta, ex deposito alimentare, sono accampati in baracche di bambù e cartone, in mezzo a topi, fango e carcasse di animali. Un lager senza tetto, in cui il fumo prodotto dalle immondizie bruciate per riscaldarsi, ha provocato gravi malattie respiratorie. Un dramma invisibile ai più e colpevolmente dimenticato dalle istituzioni locali e nazionali.

La rabbia- E così, inevitabilmente e prevedibilmente, il 7 gennaio gli africani di Rosarno hanno detto basta. Esasperati dall’ennesimo gesto d’odio e derisione, sono usciti da quei gironi danteschi ed hanno impugnato spranghe e bastoni. Non potendo colpire i loro aguzzini, sfogano ingiustamente la loro repressione contro chi non ha colpe, la popolazione locale. Distruggono, incendiano, terrorizzano. Tale violenza, contenuta a fatica delle forze dell’ordine, scatena presto la reazione dei rosarnesi. In un clima da far-west, decidono di farsi giustizia da soli dando il via ad una feroce “caccia al negro”, ai loro occhi il vero responsabile di quanto accaduto. Ma in realtà, sebbene una ribellione violenta non sia mai giustificabile, africani e rosarnesi sono vittime dello stesso crudele sistema, burattini in mano alle cosche malavitose. Si sono ritrovati contro in una guerra tra poveri, tra ultimi e penultimi di un tessuto sociale squarciato, all’interno di un’enclave abbandonata al suo destino.

Le conseguenze- Dopo un bilancio generale di 66 feriti e la fuga di molti immigrati, arriva l’inevitabile decisione dello Stato: tutti i braccianti stranieri vanno trasferiti. I diseredati di Rosarno e dintorni verranno trasportati in vari CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) sparsi nella penisola, mentre altri sono ancora nascosti nelle campagne. Per i primi, anche se irregolari, non scatterà il decreto di espulsione. Ma dove andranno? Verranno regolarizzati e troveranno un lavoro dignitoso? Dopo l’indifferenza, l’unica medicina non può essere l’espulsione. Chi raccoglierà infatti quegli agrumi, olive e pomodori? Se la mafia continuerà a dettar legge, presto troverà altri servi della gleba da sottomettere. E intanto, come sempre, terrà in scacco gli abitanti locali. In attesa di risposte, si ode lontano l’eco delle ruspe che abbattono la Rognetta e i suoi tuguri. Macerie che però non potranno mai cancellare la vergogna di quanto successo in questo angolo di Calabria.
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Un’interessante analisi e approfondimento su questa tragedia sul nuovo libro Gli africani salveranno Rosarno. E, probabilmente, anche l’Italia, A. Mangano acquistabile su IBS

Gli imprenditori stranieri sconfiggono la crisi

marzo 01, 2010  |  Post by: Michael Vittori  |  Economia, Migranti in Italia No Comments

Alla faccia della crisi. Un segnale di speranza nel pessimismo e grigiore generale arriva da chi meno te l’aspetti e, purtroppo, sovente è inviso. Viene dagli imprenditori immigrati. Sì, avete capito bene, da tutti quegli stranieri che, pur in mezzo a mille difficoltà, hanno avviato con coraggio e successo un’impresa nel nostro paese. Sono tanti, in costante aumento, e paiono più forti della crisi, probabilmente perchè abituati ad esperienze peggiori. Ma qual è l‘identikit dell’imprenditore straniero? Giovane, istruito, ambizioso e dotato di grande volontà e forza d’animo. Sparsi da Nord a Sud, i 240mila titolari d’azienda stranieri registrati a Unioncamere rivolgono principalmente la propria attività verso la comunità di appartenenza o comunque verso gli immigrati: phone center, internet point, cambiavalute, discoteche riservate alle comunità e minimarket.

Il ballerino cubano Mario Quintin, uno dei tanti imprenditori stranieri di successo del nostro paese

Facce da imprenditore- Uno di questi è Adrian Nichifor, ex calciatore; a Roma, vicino alla stazione Tiburtina, ha aperto “la Strada”, primo centro commerciale romeno. Qui  la folta comunità della capitale può trovare davvero di tutto: dal supermercato con prodotti tipici all’agenzia di viaggi, dal servizio trasporti al negozio per gli sposi, che offre anche gli abiti da sposa tradizionali cuciti in patria e finora introvabili in Italia. Non solo “imprese etniche”. L’ivoriano Kone Pegaboh Abel ha aperto Konekon, azienda specializzata nella lavorazione del ferro, di inferriate, cancelli, ringhiere. Un capolavoro di dedizione e caparbietà, come si evince dal suo passato in terra italica: parcheggiatore e assistente per gli anziani in quel di Palermo prima del trasferimento a Forlì, dove frequenta un corso di specializzazione per saldatore. Ora Kone dà lavoro a sette dipendenti, due italiani, due polacchi, un algerino, un egiziano e un burkinabè: la sua “piccola ONU”, come ama definirla. Sono numerosissime, invece, le imprese edili dirette da imprenditori albanesi, giunti negli anni ’90 e messisi in proprio dopo anni di gavetta. Il business del momento è scovare case abbandonate da comprare a prezzi stracciati, per ristrutturarle e rivenderle al miglior offerente. Con ricadute positive anche sul paesaggio urbano: nei Castelli Romani, ad esempio, centri storici suggestivi ma lasciati un pò a se stessi hanno ripreso vita e colore. A proposito di colori, sono quelli con cui Xu Qiu Lin, titolare di un’azienda di abbigliamento in pelle a Prato, ha fatto la sua fortuna. Il giovane impresario cinese può affermare orgoglioso che i suoi capi hanno il marchio “made in Italy”. Ha invece sfondato nel campo del lusso, o alto artigianato che dir si voglia, la giovane stilista romena Elena Cristina Toma. Ha accumulato sei anni d’esperienza nella prestigiosa maison Krizia, poi ha avvertito il bisogno di dar sfogo alla sua creatività, dando vita ad una linea tutta sua di accessori al femminile, comprendente scarpe e cinture. Lo stile e la manifattura sono rigorosamente made in Italy, ma i riferimenti alla Romania e ai colori delle sue montagne influenzano Cristina in ogni ‘opera’. C’è chi invece regala sorrisi, forma fisica e abilità nel ballo. E’ Mario Quintin, ballerino e coreografo cubano di 42 anni. Nonostante un curriculum invidiabile, (dieci anni d’esperienza a Cuba, un corso di danza classica nell’ex Urss, tournèe in giro per l’Europa), al suo arrivo in Italia incontrò diverse difficoltà. Poi, però, è cambiato tutto con il boom dei balli caraibici, ed oggi Quintin dirige “l’Accademia della Rumba”, oltre ad organizzare eventi e festival con la finalità di promuovere la cultura cubana.

4 mln di lavoratori in meno entro il 2030- Insomma, come spiega Barbara Ghiringhelli, sociologa e curatrice del recente “Accogliere gli immigrati – Testimonianze di inclusione socio-economica”, (Ghiringhelli B.,Marelli S., Ordinabile su IBS) saggio sull’integrazione degli immigrati in Italia, “stiamo assistendo a un passaggio importante. Con il passare degli anni, alla tradizionale imprenditoria etnica, autoreferenziale, si sta sostituendo un concetto di impresa in senso globale, orientato verso una clientela prettamente italiana e, perché no, anche al mercato estero. Gli imprenditori stranieri di maggior successo sono quelli che vivono da più anni in Italia: hanno imparato a muoversi in un terreno scivoloso come il nostro, si sono adeguati e ora vogliono spiccare il volo“. Ben venga questo volo, dato che, secondo l’Istat, entro il 2030 l’Italia dovrebbe perdere oltre 4 milioni di persone in età lavorativa (tra i 20 e i 64 anni). Perdita compensata esclusivamente dai tre milioni di stranieri in più nella stessa fascia demografica. Bloccare questo processo sarebbe decisamente controproducente.

A caccia dell’amor straniero

febbraio 11, 2010  |  Post by: Michael Vittori  |  Migranti in Italia 1 Comments

C’è chi lo fa per interesse, chi per convenienza, così come per amore o romanticismo puro. Chi per dividere le spese o ottenere il permesso di soggiorno, chi per ricominciare da zero, chi per vivere una seconda giovinezza o riempire il proprio vuoto esistenziale. Ma il denominatore comune è lo stesso: andar a caccia di un nuovo partner. Straniero, ovviamente. E preferibilmente via web. E’ questa infatti la nuova tendenza imperante nel nostro paese. Tantissime persone, sia straniere che italiane, cercano infatti l’amore, o un rapporto di convenienza, prettamente multietnico. Relazioni che s’intrecciano più facilmente sull’etere, mondo che spesso e sempre più sostituisce quello reale. Qui, infatti, ognuno può cercare quello che desidera con più facilità, almeno in apparenza: su stranieriinitalia.it si è certi di trovare persone provenienti da altre nazioni, così come scrivendo “cerco donna seria, onesta e pulita” (l’annuncio che va per la maggiore) si spera di veder soddisfatte le proprie aspirazioni amorose.

A.A.A Cercasi amore… straniero- Sono tante e variegate le storie di cui si viene a conoscenza esplorando questo universo. Ci sono apparenze ingannevoli come quella di Cletus De Souza, 43enne imprenditore giramondo del Benin nonché cofondatore di una ONG, che in un bar di Torino ha incontrato la fisioterapista Emanuela, 45 anni, un matrimonio e tanti anni da single alle spalle. Al loro primo incontro ufficiale la madre di Emanuela aveva dubitato: “Vorrà soltanto la cittadinanza” il suo commento. Avvertimento inutile e rivelatosi infondato: tra i due è nato il vero amore e sono convolati a nozze. Paolo, 40enne gestore di una paninoteca di Milano, ammette invece di privilegiare il lavoro ai sentimenti. “Cerco una convivente e una collaboratrice -scrive nel suo annuncio- Sono un uomo serio e vorrei una donna seria e libera. Per ora offro un lavoro regolare e pagato. Per il resto, ovviamente dovremo piacerci”.
Il professor Florindo Di Monaco, 62 anni, insegnante in pensione, vuole combattere la solitudine. Ha perso la moglie un anno e mezzo fa, non ha “nessuno al mondo, né figli né parenti”. E’ completamente solo. Così si è rivolto a una rivista che si chiama Cinquanta e più, poi ha messo un annuncio su Intimità. E ha capito che “le donne italiane, anche quelle della terza età, vogliono solo compagnia, vogliono parlare al telefono ma poi se chiedi di incontrarle si tirano indietro”. Da qui l’appello su stranieriinitalia.it: “Spero che le straniere siano più concrete: e se sono spinte dal bisogno o da motivi pratici, che male c’è? -ammette candidamente- Anche il mio è un bisogno: devo combattere questa insopportabile solitudine”. Anche perché l’associazione italiano anziano -giovane badante gratis straniera alla ricerca di un rapido permesso di soggiorno è troppo facile. Ce lo rivela Victoria, 36 anni, romena. “In questi anni, ho capito che le persone di una certa età sono più gentili con noi. Non come certi nostri uomini che bevono e ci picchiano. A me è successo di ricevere proposte di matrimonio e ci sto pensando: è una specie di contratto, l’importante è parlare chiaro subito e non ingannare. Il grande amore non esiste, però da sposati è più facile risolvere i problemi pratici, e pazienza se tuo marito ha qualche anno più di te”. Viva la sincerità.
La donna straniera può essere poi l’unica figura rassicurante, femminile e “devota” che ancora qualche uomo nostrano cerca. Insomma, quella compagna e moglie “di una volta” che oggi è solo utopia. “Le donne italiane stanno perdendo la femminilità, vogliono un maschio subordinato in tutto -afferma convinto Giorgio, romano di 47 anni- Le straniere, le orientali soprattutto, invece sono come una volta: affettuose, brave cuoche e gentili. E hanno il senso della famiglia. Se trovo la straniera giusta, me la sposo”. Sembra appartenere ad un’altra epoca anche Mattia. Il giovane pistoiese, invece di usare una foto con i bicipiti in bella mostra, ha scelto di presentarsi sul web con un mazzo di rose rosse. E dalla sua bocca ‘virtuale’ esce solo puro romanticismo: Amore con la A maiuscola, anima gemella e così via. Due mesi dopo la chiamata che tanto attendeva: l’amore è arrivato prima del previsto.

Coppie- Ma il web non serve solo ad incontrarsi, è anche uno strumento importante per le coppie multietniche alle prese con problemi burocratici e non. Paolo, 26 anni, milanese, si è fidanzato con una ragazza russa arrivata in Italia con un regolare visto turistico di tre mesi. Vorrebbero sposarsi, ma nel frattempo la legge è cambiata e quel visto è scaduto. Paolo si è così rivolto al sito burocraziaconsolare.com per avere lumi. Da lì è arrivata la classica doccia fredda: “La mia ragazza ha perso i requisiti. Così il nostro matrimonio è stato rinviato e lei è tornata immediatamente in Russia. Che possiamo fare?”. Difficoltà analoghe hanno incontrato Amina e Fabio,  lei somala, clandestina, lui italiano, studente universitario. Si erano conosciuti a Londra, ma volevano convolare a nozze in Italia con parenti e amici. Ma non è tempo di matrimoni clandestini nel nostro paese, perciò si sposeranno il prossimo mese nella capitale inglese. Almeno per il loro amore multietnico si profila l”happy ending”.

  • Vita notturna in Romagna

    Se volete saperne di più anche sulla nightlife della riviera romagnola, luogo in cui sono nato e vivo, potete andare nella sezione eventi, ma soprattutto consultare la guida più esaustiva sugli eventi nelle discoteche della riviera romagnola, NOTTI ROMAGNOLE.
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