immigrazione


L’UE boccia il reato di clandestinità

maggio 11, 2011  |  Post by: Michael Vittori  |  Politica No Comments

LUE boccia il reato di clandestinitàLa clandestinità non è punibile come reato. Lo ha stabilito lo scorso 28 aprile la Corte di Giustizia dell’UE con una sentenza che boccia il reato di clandestinità, punibile con la reclusione da uno a quattro anni, introdotto nell’ordinamento italiano nel 2009 con il cosiddetto “pacchetto sicurezza“. Una norma che, spiegano i giudici europei, cozza con la direttiva UE sui rimpatri degli irregolari, la cui prerogativa più importante è garantire che la legislazione stessa venga interpretata e applicata in modo uniforme in tutti i paesi dell’Unione.
La Corte del Lussemburgo è stata chiamata in causa da Hassen El Dridi, algerino condannato a fine 2010 ad un anno di reclusione dal tribunale di Trento per non aver rispettato l’ordine di espulsione. Sentenza che El Dridi ha impugnato presso la Corte d’Appello di Trento, da cui è partita la richiesta alla Corte di Giustizia per stabilire se la legge italiana fosse o meno in contrasto con la direttiva UE sul rimpatrio dei cittadini irregolari. El Dridi, dunque, ha vinto la sua personale battaglia, dato che, come si legge nella sentenza, “gli Stati membri non possono introdurre, al fine di ovviare all’insuccesso delle misure coercitive adottate per procedere all’allontanamento coattivo, una pena detentiva, come quella prevista dalla normativa nazionale in discussione, solo perché un cittadino di un paese terzo, dopo che gli è stato notificato un ordine di lasciare il territorio nazionale e il termine impartito con tale ordine è scaduto, permane in maniera irregolare su detto territorio“. Le conseguenze saranno immediate ed avranno effetto non solo per El Dridi, ma per tutti i clandestini presenti sul nostro territorio: il giudice italiano dovrà “disapplicare ogni disposizione nazionale contraria alla direttiva e tenere conto del principio dell’applicazione retroattiva della pena più mite“.
In tema di rimpatri, quindi, la Corte riafferma come gli Stati membri non possano applicare regole più severe di quelle previste dalle procedure europee, ovvero “l’allontanamento coattivo dopo 30 giorni dalla decisione di rimpatrio” con l’adozione delle “misure meno coercitive possibili”.
Dunque, dopo che le nostrane Corte costituzionale e Cassazione avevano rilevato come “punire con la detenzione il mancato allontanamento del migrante fosse una misura sproporzionata e inutile“, l’Unione manda in pensione anticipata il discusso reato di clandestinità. Soddisfatti l’Unhcr e Oliviero Forti, responsabile nazionale immigrazione della Caritas, che auspicano una pronta applicazione della direttiva, “poiché stabilisce in modo chiaro le modalità di allontanamento dei migranti irregolari e ribadisce l’inderogabilità del principio del non respingimento per richiedenti asilo e rifugiati“.
Di ben altro parere il ministro dell’Interno Roberto Maroni, a dir poco “indoddisfatto” per il verdetto dell’UE. “Ci sono altri Paesi europei che prevedono il reato di clandestinità e non sono stati censurati” ha dichiarato in prima battuta il ministro, commentando poi più approfonditamente il verdetto della Corte. “L’eliminazione del reato, accoppiata alla direttiva europea sui rimpatri, rischia di fatto di rendere impossibili le espulsioni, trasformandole solo in intimazione ad abbandonare il territorio nazionale entro sette giorni - spiega – Questo rende assolutamente inefficaci le politiche di contrasto all’immigrazione clandestina“. Maroni, dunque, non si arrende, e annuncia che si riserverà di “valutare le conseguenze di questa sentenza e vedere come porvi rimedio“. L’intenzione è di “continuare con le espulsioni” soprattutto con la Tunisia, dove l’accordo sta portando buoni frutti.
La bocciatura, agli occhi del ministro, ribadisce ancora una volta la distanza dell’Europa dall’Italia. “L’Italia è in Europa, occorre che le istituzioni europee si rendano conto che, se si rende più difficile l’espulsione dei clandestini, non è un problema solamente nostro ma di tutta l’Unione“.

Il business della disperazione. Ecco le nuove tratte degli schiavi

aprile 14, 2011  |  Post by: Michael Vittori  |  Migranti in Italia No Comments

Il business della disperazione. Ecco le nuove tratte degli schiaviUn milione di esseri umani “trafficati” ogni anno nel mondo, 500 mila solo in Europa. 12 milioni e 300 mila persone sottoposte a sfruttamento lavorativo e sessuale. 2.183 criminali denunciati per traffico di migranti in Italia.
Il business degli scafisti è ormai cosa risaputa, ma scorrere le cifre emerse da un rapporto del Copasir del 2009 desta comunque impressione. Le statistiche mettono a nudo un’agghiacciante realtà: tra tanto parlare di permessi temporanei, vincoli imposti da Schengen e quant’altro, a Bruxelles e dintorni si dimentica che sulle sponde del Mediterraneo è in corso un vero e proprio traffico di vite umane. La nuova tratta degli schiavi che porta nelle tasche delle organizzazioni criminali tra i 7 e i 13 miliardi di dollari.
La punta del nuovo maledetto triangolo è l’Italia. Le rotte degli schiavi portano principalmente al nostro paese, porta d’accesso all’Europa. I migranti partono da tutto il Maghreb. Dall’Egitto arrivano su tre direttrici: due nel deserto verso la Libia e una, quella proveniente da Sri Lanka, Bangladesh e Corno d’Africa, via mare. Dalla Libia, ancor prima della guerra, i clandestini dell’Africa subsahariana, risaliti nel deserto a bordo di camion, partivano da 5 aree tutte nella Tripolitania. Il Marocco è un Paese di transito dei flussi dell’Africa centrale e nord-occidentale diretti in Spagna e Italia. Dall’Algeria molti sono sbarcati direttamente in Sardegna. Mentre la Tunisia meridionale, ancor prima della crisi politica, è sempre stata tappa intermedia per immigrati provenienti da Niger, Ciad, Ghana, Liberia, Mali, Sierra Leone, Algeria, Marocco, Iraq, Palestina e Sri Lanka.
Per sfuggire al loro destino, i migranti pagano in media 1200-1400 euro, ma il conflitto libico ha portato gli sciacalli del mare ad estorcere fino a 4000 euro a “biglietto” verso Lampedusa per un totale di 26 milioni di euro incassati nelle ultime settimane. La guerra a Tripoli e il rovesciamento di Ben Ali si sono dunque rivelate una manna dal cielo per i burattinai degli scafisti. Un business della disperazione che, alla luce delle previsioni demografiche (popolazione africana in aumento del 38% nel prossimo decennio, mentre quella europea calerà di 10 milioni d’unità), è destinato ad arricchirsi ulteriormente. Un’emergenza che, volente o nolente, l’UE non potrà continuare ad ignorare.

“Gheddafi show” a Roma tra mille polemiche

settembre 02, 2010  |  Post by: Michael Vittori  |  Politica No Comments

Gheddafi show a Roma tra mille polemicheRoma- E’, ancora una volta, Gheddafi show. Non mancano mai le polemiche ogni volta che il leader libico mette piede sul suolo italico, nella fattispecie a Roma. I festeggiamenti per il secondo anniversario del Trattato di Bengasi – il patto d’amicizia tra il nostro paese e la Libia, sancito dopo l’italica condanna del capitolo colonialista di giolittiana memoria, che ha dato il la ad una vasta intesa politico-economica- dello scorso 29-30 agosto, non sono sfuggiti a questa costante.  I summit con il neoalleato africano vengono infatti puntualmente accompagnati da pomposi rituali e dichiarazioni ‘al limite’ che finiscono per infastidire un’ampia fetta del nostrano panorama politico e, in questa occasione, persino il Vaticano.

Le ‘sparate’ del Colonnello- Al di là dei cerimoniali ripetitivi e ormai noti nell’Urbe, da molti bollati come avvilenti – il folcloristico sbarco a Ciampino con le amazzoni;  le passeggiate in centro del Colonnello; la parata dei cavalli berberi; l’enorme tenda bianca quale insolito alloggio per un leader straniero -, ad infiammare gli animi sono state le cosiddette ‘lezioni di Corano’ tenute da Gheddafi stesso. Nell’Accademia Libica, di fronte a 500 (il primo giorno, nel secondo le presenze sono calate a 200 per problemi di spazio) hostess appositamente reclutate e retribuite, il Colonnello non si è limitato a decantare il presunto maggior grado di libertà raggiunto dalle donne libiche rispetto a quelle occidentali, determinato – a suo parere – dalla dispensazione “dai mestieri più faticosi”. Il leader della rivoluzione verde si è spinto oltre, prima ‘convincendo’ tre hostess alla conversione, effettuata con rito immediato, poi esprimendo il desiderio che ”l’Islam diventi la religione dell’Europa”. Monito forte, soprattutto se pronunciato nella capitale e roccaforte del cattolicesimo. E seguito da parole quali “se Gesù e la Madonna fossero vissuti fino all’avvento di Maometto, sicuramente avrebbe abbracciato la sua religione”.

Le reazioni- Decisamente troppo per il Vaticano e il quotidiano Avvenire, che ha bollato la vicenda come un”incresciosa messa in scena, volutamente folcloristica ma urtante”. Non da meno la Padania, che ha titolato a caratteri cubitali “L’Europa sia cristiana”, con chiaro riferimento alle lezioni impartite dal rais. Non hanno gradito nemmeno i finiani di Farefuturo, per i quali l’Italia è stata degradata a “Disneyland di Gheddafi”, e il Pd, secondo cui lo show del colonnello rappresenta “un danno di credibilità e immagine per il Paese”.Cerca invece di spegnere il fuoco delle polemiche il ministro degli Esteri Franco Frattini, affermando che “Gheddafi è un leader importante per tutto il Medio Oriente” e definendo l’alleanza con Tripoli “strategica e rilevante”.

Affari e immigrazione- L’aspetto prettamente diplomatico dell’incontro passa così (inevitabilmente) in secondo piano. Un piccolo summit che ha rinforzato ancora di più i saldi rapporti tra Roma e Tripoli inaugurati due anni fa. I nodi cruciali sono quelli consueti: immigrazione, Medio Oriente, economia, energia e infrastrutture. Sul primo tema, la Libia ha confermato il suo impegno nel bloccare l’immigrazione clandestina, chiedendo però all’Europa, tramite la mediazione italiana, un contributo futuro di “5 miliardi l’anno” per l’Africa in toto, da investire nella regolazione del flusso migratorio verso il vecchio Continente. Anche se, hanno prontamente replicato da Bruxelles, la cifra è “sovrastimata”, poiché secondo l’UE sono sufficienti somme “di gran lunga inferiori a quelle evocate a Roma”. Tuttavia, l’Unione Europea intende rafforzare i rapporti con la Libia, riconoscendo in questa partnership “un’ottima opportunità”.
Sul fronte economico, invece, il Colonnello ha ribadito che l’apertura dei mercati libici nei confronti delle imprese italiane proseguirà a pieno ritmo, come comprovato dai succosi ordini ottenuti dai colossi Ansaldo Sts e Finmeccanica. A conferma di quanto asserito nel colloquio privato con Berlusconi, le commesse per il maxi progetto della nuova autostrada libica da 1700 km (costo 2,3 miliardi) finiranno, come da accordi, ad aziende tricolori. Da contraltare, la presenza di Tripoli in Eni (1%) e Unicredit (7% in mano a Gheddafi) potrebbe presto estendersi ad altre imprese come Telecom, Terna, Finmeccanica, Impregilo e Generali. Un giro d’affari da circa 40 miliardi di euro che fa comodo a tutti e che ha consentito al paese maghrebino, quale parziale ‘contropartita’, di sfruttare l’amicizia italiana per uscire dallo storico isolamento politico-economico in cui è stato relegato negli ultimi 40 anni.

Proposta choc dalla Germania. Test d’intelligenza per gli immigrati

luglio 06, 2010  |  Post by: Michael Vittori  |  Politica estera No Comments

Proposta choc dalla Germania. Test dintelligenza per gli immigratiUn test d’intelligenza per tutti gli immigrati che vogliono entrare in territorio tedesco. La proposta choc che arriva dalla Germania non proviene da una nuova fazione o organizzazione di estrema destra, bensì da alcuni esponenti dei cattolicissimi e democratici Cdu e Csu, rispettivamente il partito del cancelliere Angela Merkel e dei suoi alleati bavaresi. Nonostante l’integrazione degli stranieri nel paese sia sempre più evidente e ‘felice’, come dimostra il volto multirazziale della nazionale tedesca che stiamo ammirando ai Mondiali di calcio sudafricani, il dibattito sull’immigrazione non accenna dunque a placarsi nemmeno a Berlino e dintorni. Anche se, a dir il vero, le statistiche fotografano un’altra realtà: il numero degli immigrati è in costante calo, mentre sono sempre di più le persone che lasciano la Germania. Nel 2009, infatti, gli emigrati sono stati 734.000 a fronte di 721.000 immigrati, invertendo il trend in atto dal 1985.
Alcuni esponenti dell’Unione di governo non sembrano però dar peso a queste cifre ed hanno così lanciato questa provocazione. “I motivi umanitari non debbono più essere l’unico criterio per l’immigrazione” hanno spiegato. Ancor più deciso e chiaro Peter Trapp, portavoce della politica interna della Cdu a Berlino: “Abbiamo bisogno di stabilire criteri di immigrazione che siano davvero utili al nostro Stato. E l’intelligenza è altrettanto importante quanto l’istruzione e un’adeguata qualifica professionale. Per questo sono favorevole a un test di intelligenza per gli immigrati”. Il capogruppo al Parlamento europeo della bavarese Csu, Markus Ferber, vorrebbe invece estendere questi nuovi criteri a tutta l’Unione Europea, dando vita ad una radicale revisione delle attuali politiche d’immigrazione. E per giustificarla accenna all’esempio del Canada: “È molto più avanti e pretende dai figli degli immigrati un quoziente intellettuale più elevato che per i figli dei propri cittadini. I criteri umanitari per il ricongiungimento delle famiglie non possono rimanere l’unico motivo valido per l’immigrazione”. Dichiarazioni e proponimenti che seguono di poche settimane la ‘sparata’ del socialdemocratico Thilo Sarrazin, autorevole membro della Bundesbank: “In maniera naturale, stiamo mediamente diventando più stupidi”, ha affermato, a causa degli “extracomunitari arrivati da Turchia, Medio Oriente e Africa”. Roba da non credere. Soprattutto perché queste parole provengono dalla bocca di autorevoli uomini politici e non da chicchessia. Una pericolosa deriva che è stata prontamente fermata dalla Merkel tramite il suo portavoce Cristoph Steegmans: la proposta è “segno di poca intelligenza”, mentre è “assurda” per il ministro del governo federale per l’integrazione e la migrazione, Maria Böhmer. Contrari anche i partiti dell’opposizione e il sindaco di Berlino, secondo cui la richiesta dimostra “un chiaro disprezzo nei confronti degli immigrati”.
Dalle blaterazioni di alcuni esponenti politici tedeschi si può comunque trarre un indizio utile: l’Europa ha un estremo bisogno di definire regole comuni per disciplinare i grandi flussi migratori e favorire un’effettiva integrazione. Finché ogni paese dovrà agire per proprio conto, infatti, cercherà di arrangiarsi come meglio può, stringendo le maglie, imponendo criteri di selezione e soluzioni giocoforza approssimative. Il trend, infatti, appare chiaro: in Francia si pensa ai test sulla conoscenza della lingua e dell’identità nazionale; Spagna, Grecia e Malta non si pongono minimamente il problema sparando sui barconi; l’Italia annaspa nelle sue contraddizioni e persino nell’evoluta e aperta Inghilterra si parla di tetto per gli immigrati. Ma finché non vi sarà un concerto di idee e iniziative, quel che manca all’Unione Europea per essere un organismo politico veramente efficace e reale, certe menti potranno partorire idee di questo tipo. Idee che richiedono –queste sì- un bel test di QI.

Rc Auto “gonfiata” per rumeni e marocchini

giugno 04, 2010  |  Post by: Michael Vittori  |  Migranti in Italia No Comments

Rc Auto gonfiata per rumeni e marocchiniSei rumeno? Mi dispiace, l’Rc auto per te costa di più. Sembrerebbe uno scherzo di cattivo gusto, ma purtroppo non è così. E’ il cosiddetto “rischio etnico” che molte compagnie assicurative applicano alle loro polizze. Tradotto: se sei romeno, marocchino, o comunque originario di un paese extracomunitario dal forte flusso migratorio (per uno statunitense, ad esempio, questa regola non vale), sei più inaffidabile al volante. Quindi paghi di più, mediamente del 20%. Un dato sconcertante emerso dalle giustificate lamentele di alcuni cittadini rumeni residenti in Italia e da uno studio comparativo sui vari premi di assicurazione. Tante, troppe le compagnie nostrane che applicano questa maggiorazione. Basta far una verifica chiedendo un preventivo on-line. Per un uomo residente a Roma, nato il 24 febbraio 1973, operaio dipendente del settore privato con auto a benzina da 73 kw immatricolata a febbraio del 2000, il premio annuale ammonta a 1.962,58 euro. Questo se la cittadinanza è italiana. Ma se i dati rimangono invariati e si cambia soltanto la cittadinanza del contraente, le cose cambiano. Radicalmente. Se sei rumeno, infatti, il premio sale a 2.257,50 euro. Ergo, 295 euro in più. E’ sufficiente far un’altra prova per capire che non si tratta di una spiacevole casualità. Stavolta il contraente è un uomo single di Roma di 33 anni, operaio diplomato, possessore di una Fiat 500 C1.2 Lounge benzina immatricolata lo scorso gennaio. Valore dichiarato: 10.000 euro. La solfa è la stessa, il preventivo varia a seconda della nazionalità indicata: 1.040,76 euro se il contraente è italiano, 1.040,76 euro per uno statunitense, 1.251,14 euro per un romeno, idem per un marocchino.

Certo, non tutte le compagnie applicano il “rischio etnico”, ma lo sconcerto per questa prassi rimane. Secondo Ivano Daelli di Altroconsumo, una delle maggiori associazioni di consumatori, “in base alla liberalizzazione del ’94 ogni compagnia ha diritto di applicare proprie tariffe, depositandole all’Isvap. La compagnia dunque può anche tariffare in modo diverso in base a una nazionalità, considerandola a maggior rischio. Il cliente deve allora affidarsi alla libera concorrenza”. L’Ania, Associazione nazionale tra le assicurazioni, sostiene invece che “non ha né può avere i criteri di personalizzazione tariffaria delle rc auto”, mentre l’Isvap (l’ente che vigila sulle compagnie assicurative) si trincera in un imbarazzante silenzio. Insomma, rimane da stabilire se le “tariffe etniche” sono legali dal punto di vista strettamente normativo. Ma non vi è dubbio che si tratti di una “grave diseguaglianza”, come sottolinea l’avvocato Marco Paggi dell’Asgi (Associazione di studi giuridici sull’immigrazione), dato che “l’articolo 43 del Testo unico sull’immigrazione considera discriminatorio l’accesso differenziato a un servizio, in base alla semplice nazionalità del richiedente”. Un ragionamento che non fa piega. Ovviamente i rumeni non ci stanno. E affidano le loro rimostranze al presidente dell’Associazione romeni in Italia Eugen Terteleac, che definisce queste maggiorazioni “una palese diseguaglianza” e annuncia battaglia per debellare questo malcostume.

  • Vita notturna in Romagna

    Se volete saperne di più anche sulla nightlife della riviera romagnola, luogo in cui sono nato e vivo, potete andare nella sezione eventi, ma soprattutto consultare la guida più esaustiva sugli eventi nelle discoteche della riviera romagnola, NOTTI ROMAGNOLE.
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